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18 dicembre 2007

Buone Notizie

Apro il blog della comunità provvisoria e trovo suggestive riflessioni sul tempo. Trovo una bellissima intervista di Carmelo Bene e altro ancora. Mi pare che a dispetto di questo inverno acido e cupo, la Comunità Provvisoria goda di ottima salute. Anche un recriminatore come me in questi giorni ha davvero poco da recriminare. Il mio nuovo libro sui paesi uscirà a breve con un importante editore. Il mio lavoro paesologico avrò dai prossimi giorni anche una connotazione più esplicitamente politica. Ma non è di questo che voglio parlare adesso.
Questo post è dedicato al mio, al nostro amico Angelo Verderosa.
La notizia che i lavori di restauro della sua, della nostra abbazia del Goleto, hanno ricevuto un importante premio. Siamo in una terra in cui è facile sentire parlare male degli altri. Anzi, quando si parla di qualcuno di solito se ne parla male. E magari siamo diffidenti nei confronti di questa o di quella persona perché in un passato più o meno remoto abbiamo sentito esprimere giudizi negativi nei suoi confronti.
La Comunità Provvisoria esiste anche per guardare agli altri in un altro modo.
Il premio ad Angelo e ai suoi collaboratori (i muratori in primo luogo) in fondo lo avevamo anticipato già noi eleggendo il Goleto a sede elettiva della nostra Comunità.
L'appuntamento del sedici appena possibile sarà riproposto, ma intanto possiamo immaginare anche altre manifestazioni.
Dai prossimi giorni la luce prenderà ad allungarsi e questo farà bene alle nostre ossa e a quelle ancora tenere della Comunità. ____ franco arminio

9 dicembre 2007

sicurezza sul lavoro a metà prezzo

Nella nostra regione si continuano ad appaltare opere di edilizia pubblica sulla scorta di prezziari vecchi di 10 anni; nonostante i prezzi non aggiornati le imprese offrono ribassi del 30%. Si lavora cioè a metà prezzo.
Per procedere nell’appalto si devono fare economie in ogni parte dell’opera; la prima economia che si fa in un cantiere è risparmiare sulle misure di sicurezza.
La seconda è utilizzare manodopera sfornita di assicurazioni e contratti.
La terza è utilizzare materiali di scarsa qualità.
La quarta è interrompere i lavori e fare causa all’ente (90% di probabilità di vincere la causa, a 10 anni di distanza).
Viviamo uno stato e un’economia che non crede nell’importanza delle opere pubbliche tantomeno dell’architettura civile.
Si fanno annunci e propaganda sulle opere finanziate e appaltate, non si parla mai di opere ultimate nei tempi previsti e realizzate con qualità.
Diverse regioni italiane hanno varato leggi che impediscono di appaltare opere pubbliche con il massimo ribasso; diverse sentenze hanno stabilito che non si possono utilizzare prezziari non aggiornati. La nostra regione non si adegua perchè i ribassi provenienti dalle opere pubbliche servono per coprire i buchi della sanità e del piano rifiuti.
Nella nostra regione si stanno realizzando in questo periodo migliaia di alloggi residenziali pubblici (ovvero edilizia economica e popolare nell’ambito del programma “eliminazione dei prefabbricati del sisma 1980”) con un costo medio –netto- di 350 euro al metro quadrato; un’abitazione di 90 mq. la si vorrebbe realizzare con 31.500 euro circa.
In questa cifra sono compresi: sicurezza, ponteggi, scavi, trasporti, strutture in cemento armato, impianti, muri, intonaci, pavimenti, infissi, ecc..
Con la stessa cifra a Milano si realizza un metro quadrato di pavimento in legno o di balaustra in vetro; negli altri paesi della Comunità Europea con la stessa cifra si fanno forse massetti e coibenti sotto i pavimenti per contenere le dispersioni energetiche ...
La morte sui luoghi di lavoro si eliminerà se il processo edilizio troverà un suo giusto riconoscimento ed equiibrio, se politica e amministratori riconosceranno il giusto valore alle opere pubbliche di importanza sociale.
Le leggi vigenti che obbligano all’utilizzo e al controllo del casco in cantiere sono solo un palliativo per tenere la coscienza a posto; un vano esercizio per far finta di essere in una società civile. a.v.

30 novembre 2007

no all'incuria

... i cassonetti sono vuoti, la spazzatura è sparsa sulla strada; a pochi metri l'Abbazia del Goleto, monumento eccelso, portale del sistema turistico dell'Alta Irpinia... meta continua di pellegrini e visitatori e comunitari. Si impegnano risorse europee per la promozione turistica della Campania e non si riesce ad eliminare un poco di monnezza. Il nostro è stato per secoli un territorio pulito, abitato da una civiltà contadina che non ha mai sprecato risorse, mai ha imbrattato la campagna. Perchè succede questo ? Sono i cittadini che lasciano la spazzatura fuori dai cassonetti o i cassonetti vengono svuotati dagli operatori senza raccogliere le buste a terra ? Per favore chi può si adoperi per ripulire il nostro territorio. Impegnamoci tutti nella raccolta differenziata. Quando non c'è spazio nei cassonetti non lasciamo le buste a terra ma portiamole in altra postazione. Per gli elettrodomestici, i pneumatici, gli imballaggi dell'ikea ... adoperiamo le isole ecologiche, ce ne sono quasi in ogni comune.
Ho l'impressione che i politici utilizzino il nostro territorio quale merce di scambio per le proprie ambizioni personali. che senso avrebbe altrimenti continuare a parlare di discariche in alta irpinia ? siamo rimasti in pochi ad abitare qui, produciamo quindi pochi rifiuti, non solo, siamo virtuosi nella raccolta differenziata. Qualcuno ha calcolato quanto costerebbe trasportare le migliaia di tonnellate di rifiuti dai luoghi in cui si producono (area metropolitana, asse caserta-napoli-salerno) alle nostre aree interne? Logica ecologica vorrebbe che lo stoccaggio si facesse nelle immediate vicinanze delle città più abitate. A noi andrebbero bene piccole discariche dando facoltà ai comuni di consorziarsi liberamente tra loro per l'individuazione e gestione dei siti. In attesa dei termovalorizzatori e di una raccolta differenziata estesa anche a Napoli e provincia. angelo verderosa

9 novembre 2007

no media / persone e personaggi / rave party / comunità

siamo riusciti ad evitare i passaggi stampa-radio-tv alla giornata di CAIRANO __ ci pesava alzare la cornetta e telefonare __ né potevamo stampare e spedire inviti __ c’è stato un passa parola fatto unicamente di e.mail tra persone che si conoscono e amano ancora questa terra __ persone che si corrispondono in una comunità telematica e provvisoria __ persone e amabili personaggi che sono ormai capaci di attaccar briga via e.mail … :) per poi fare pace __ personaggi che si fanno leggere e che fotografano e che riscaldano l’inverno irpino __ personaggi che coinvolgono, come in una catena di sant’antonio, artisti, sognatori, musicisti, parolai, affabulatori, seriosi e solitari __ voglio quindi ringraziarvi per questa comunione __ CAIRANO, lo avverto, è una esperienza speciale __ ci ritroveremo senza il rumore dei media, senza l’obbligo di presenziare, senza scopi __ e il tam-tam somiglia a quello dei rave party o free party, forse ancora più avanti, senza frecce stradali e senza sms __ mi piacerebbe trovare uno slogan per CAIRANO, non rave, non free, né party __ anche se la coda del “WorldWide Raver's Manifesto” forse in qualche modo calza: << La nostra arma l'informazione. Il nostro crimine è violare e sfidare qualsiasi legge che voi sentite aver bisogno di utilizzare per porre fine all'atto di celebrare la nostra esistenza. Ma ricordate che mentre potete fermare un qualsiasi party, in una qualsiasi notte, in un qualsiasi città, in una qualsiasi nazione o continente di questo magnifico pianeta, non riuscirete mai a spegnere il party intero. Non avete accesso a questo interruttore, non importa quello che pensate. La musica non si fermerà mai. Il battito del cuore non si spegnerà mai. Il party non finirà mai. Sono un raver, e questo è il mio manifesto>> un abbraccio, angelo
foto antonio luongo
DOMANI MI ATTIVO PER IL VIDEOPROIETTORE. HO CHIESTO LA DISPONIBILITA' DEL SALONE EDIFICIO SCOLASTICO VICINO CASA MIA E FARO' TROVARE UNA TRENTINA dI SEDIE (O PIU') DISPOSTE A CIRCOLO. PER IL RISTORO CI SARA' UNA DISCRETA QUANTITA' DI PRODOTTI TIPICI, PREVISTE SEMPRE 30 PRESENZE. IL VINO SARA' IL MIO CON ASSAGGIO DEL NOVELLO. L'HO GUSTATO OGGI ED E' STAORDINARIO!!! STO VEDENDO PER L'ORGANETTO. LEGGEREMO UN PAIO DI POESIE DI UNO SCRITTORE CAIRANESE. PRIMA DI ANSARE VIA HO PROGRAMMATO UNA BREVE VISITA ALLA PRO-LOCO. DONEREMO QUALCHE COPIA dei libri: " CAIRANO NELL'ETA' ARCAICA " e " UN'ESPERIENA NEOREALISTA A CAIRANO "nonchè il DVD del film "la DONNACCIA" E di " FESTARIA " OLTRE A CARTOLINE SU CAIRANO. SALUTI da LUIGI (e zi michelino)

6 novembre 2007

23 luglio 2007

piazza a guardia

Caro Cipriano, a causa dei misteri insondabili di internet, leggo solo ora il tuo messaggio/poesia.
Piazza
Il progetto è stato rimaneggiato, nella parte finale del cantiere, in loco dall’ufficio tecnico – amministrazione, che per le finiture più importanti hanno deciso di procedere e appaltare in proprio : panchine, dissuasori, chiusini, fontana; gli alberi erano previsti di tiglio ….
Ritengo comunque che ne è scaturito uno spazio vero, omogeneo, di belle proporzioni;
uno dei pochi in irpinia rimasto al centro dell’abitato e pavimentato interamente in pietra.
Le imperfezioni sono lette dagli occhi più acuti; anche per me è sofferenza vedere più le cose non fatte alla perfezione che il senso complessivo dell’intervento. Mi rinfrancano le corse dei bambini sullo spazio protetto e i ragazzi che si siedono sui gradoni e ai piedi della stele.

2 marzo 2007

Pietra Irpina

Pietra irpina
L’Irpinia sub-appenninica è ricca di buoni materiali lapidei adatti alla costruzione e all’impiego pavimentale esterno; materiali un tempo reperibili un po’ ovunque, oggi sono estratti principalmente nelle cave di Sant’Andrea di Conza, Bisaccia e Melito Irpino e lavorati, oltre che nei suddetti siti, nei laboratori di affermata tradizione artigianale: Fontanarosa, Gesualdo, Grottaminarda, Montella, Bagnoli, Nusco, Lioni, Conza.
Nei centri storici scampati al sisma del 1980 la pietra è ovunque; nei portali e nei cantonali dei palazzi nobiliari, nei rosoni e nei basamenti delle chiese, nei davanzali e negli stipiti di porte e finestre, nei balconi e nei gattelli in aggetto, alla base delle case scavate nei fianchi delle rupi … sotto gli intonaci delle case in muratura … nei vicoli e nelle piazze; simbolo arcaico dei luoghi e della secolare abilità dell'uomo che sempre ha affidato alla incorruttibilità della sua superficie parole e segni da tramandare.
Dalle cave autorizzate di Sant’Andrea di Conza-Pescopagano e Melito Irpino si estrae una pietra compatta, chiara e variegata, adatta alla costruzione e alla decorazione, prevalentemente costituita da minerali “di durezza Mohs da 3 a 4”, denominata "brecciato irpino"; si presenta come un conglomerato ghiaioso di varia granulometria e cemento calcareo, costituita da breccia di matrice carbonatica e derivante da rocce sedimentarie; a granulometria minore corrisponde materiale di maggior pregio.
A seconda della granulometria e dei siti originari di estrazione si hanno le varie denominazioni: “favaccio” o “favaccia”, “favaccino”, “brecciato”, “pietra di Fontanarosa”, “pietra di Gesualdo”, ecc.
La superficie a vista viene lavorata bocciardata, picconata, scalpellata, pettinata, levigata e, di recente, sabbiata e burattata. All’interno viene posato con lucidatura in opera.
A Gesualdo si estrae, ormai episodicamente, l’ “onice di Gesualdo”, marmo di grande effetto decorativo, trasparente quando tagliato in lastre sottili, ricco di venature multicolori, non adatto per l’uso esterno.
A Bisaccia, viene ricavata mediante sfaldatura meccanica di cava, una pietra marnoso-calcarea, compatta, lavorabile, con interessanti effetti di colorazione sabbioso-giallastre miste a macchie grigio-brunastre e con vene calcistiche e rossastre. Viene cavata sotto forma di lastrame irregolare e selci, a spessore variabile (40-90 mm.) e pezzature comprese mediamente tra 20 e 60 cm.; il coefficiente di imbibizione medio, contenuto entro il 3%, la rende adatta all’uso esterno.
La buona consistenza strutturale delle due tipologie di pietra irpina, il variegato cromatismo, il comfort al calpestio, le possibili lavorazioni, la resistenza al gelo e all'usura per attrito, consentono una soddisfacente utilizzazione sia nelle pavimentazioni carrabili che pedonali.
La “pietra di Bisaccia”, lasciata a “piano cava”, si presta meglio in genere per pavimentazioni ad opus incertum o a cubetti; il “brecciato” si apprezza soprattutto lavorato in lastre regolari o a correre, basoli, cordoni, zanelle, caditoie, bauletti, dissuasori, panchine.
La posa in opera necessita di una preventiva fondazione di tipo stradale, costituita da una massicciata in pietrame misto costipato e rullato, a cui si sovrappone un massetto in calcestruzzo armato con rete elettrosaldata; sul massetto di posa, in genere realizzato con sabbia di fiume e cemento, battuto a mano, vengono posate “a fresco” le lastre in pietra; i giunti di fuga tra le lastre vengono riempiti con sabbia finissima e cemento in polvere e inumiditi fino alla presa.

Angelo Verderosa, tratto da Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia
Manuale delle tecniche di intervento (a cura di A.V.)
De Angelis Editore, Avellino 2005
scaricabile on line: http://www.acca.it/ download da home page

28 febbraio 2007

Letture d'autore in PresS/Tletter n°8

PresS/Tletter n. 8- 2007 http://www.prestinenza.it/ http://presstletter.com/
IN EVIDENZA Ranellucci, De Seta, Verderosa, Nocerino, Janni, Paris, Valente, Gammella
Nella rubrica LETTURE D'AUTORE, a Diego Barbarelli risponde Angelo Verderosa (acc@nto)

LETTURE D'AUTORE a cura di Diego Barbarelli
Lo sguardo dell'architetto ci conduce alla lettura di un capolavoro di architettura (con passione e competenza). Le domande possono essere manomesse in qualsiasi modo.
Risponde: Angelo Verderosa (acc@nto).
Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di architetto?
Mi sono iscritto alla facoltà di Architettura di Napoli nel settembre 1980; due mesi dopo, un terremoto di grande distruzione colpì l'Irpinia, la terra in cui abitavo. Fino alla data della mia laurea ho girovagato per i cantieri della ricostruzione post-sisma. Ai piani urbanistici avevano lavorato Giorgio Grassi e Agostino Renna (a Teora), Aldo Loris Rossi (a Bisaccia), Corrado Beguinot e Walter Bordini (a Conza della Campania), Salvatore Bisogni, Fabrizio Spirito e Italo Ferraro (a Lioni), Antonio Iannello e Nora Scirè (a S.Angelo dei Lombardi); a singole opere: Riccardo Dalisi (Lioni e Oliveto Citra), Paolo Portoghesi (Caposele), Carlo Aymonino (Avellino), Roberto Ballarini (Torella dei Lombardi), Massimo Pica Ciamarra (Borghi Medioevali della Terminio-Cervialto) e altri nomi noti e meno noti per tante altre opere che hanno segnato la mia formazione.
Per quali motivi ritiene importante il processo di ricostruzione irpino?
Girovagando ho imparato molto; a distanza di pochi chilometri si sperimentavano opposti modi di ricostruzione; in molti luoghi prevaleva la matita anziché la complessa orografia dei luoghi; ne sono conseguiti scavi immani e fondazioni su pali. In nome della "tendenza" si imponevano forme abitative estranee alla cultura locale, obbligando i contadini a trasferirsi dalle masserie ai condomini. In attuazione degli standard urbanistici e delle superfici abitative pro-capite si abbandonavano i bei centri storici in pietra a vantaggio di quartieri periferici in cemento. A fronte di piccoli centri rurali, in media 2.000 (duemila) abitanti, in un caso si è giunti ad approvare una città lineare sviluppata per 4 km. In Irpinia così come nel Belice e in Friuli si è persa un'occasione storica per fare architettura civile; tutto quanto realizzato non è nemmeno stato analizzato e dibattuto: una rimozione culturale. La ricostruzione attuata è stata figlia di una vecchia cultura, oggi tornata in voga, non solo in Campania, che pretende di risolvere le emergenze e le problematiche sociali ed urbanistiche con la matita dell'archistar di turno. Naturalmente in Irpinia ci sono stati anche tanti esempi positivi.
In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l'abbiano influenzato?
Avendo colto le contraddizioni tra processo amministrativo e processo edilizio e tra disegno e luoghi, ho imparato soprattutto le cose da non fare. L'architettura rimane un servizio, necessita di uno scopo pubblico, di un luogo e di un cantiere: materiali, maestranze, vincoli, clima, suggestioni. Oggi l'architettura che viene proposta sui media è fatta di rendering avulsi dalla realtà specifica dei luoghi. Si vedono sempre più rendering e sempre meno immagini di opere realizzate conformi al progetto originario. Il cantiere rimane un lavoro nel lavoro e l'architetto non può delegarlo a terzi.
Un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuol approfondire lo studio delle opere post terremoto '80.
- Rischio sismico, paesaggio, architettura: l'Irpinia, contributi per un progetto; a cura di Donatella Mazzoleni e Marichela Sepe - CRdC A.M.R.A. - Napoli, 2005
- L'Italia Maltrattata; Francesco Erbani - Editori Laterza - Bari, 2003
- Il recupero dell'architettura e del paesaggio in Irpinia - Manuale delle tecniche di intervento; De Angelis Editore - Avellino, 2005 scaricabile on line: www.acca.it http://www.acca.it/ download da home page.

25 novembre 2000

terremoto 20 anni dopo / Mutamenti


terremoto 20 anni dopo / Mutamenti
in "ECONOMIA 2000", 25.11.2000

1 ottobre 2000

fontana vecchia, il quartiere dell'infanzia

"fontana vecchia, il quartiere dell'infanzia", in "Antonio Gioino: voce della sua terra" _ Rotostampa Lioni, ottobre 2000 cliccare a lato per ingrandire e leggere



30 dicembre 1999

torino - trevico

"Torino - Trevico", in "Architetti Irpini", sett.-dic. 99, n°3

30 dicembre 1998

700 architetti: un gruppuscolo

"700 architetti: un gruppuscolo", in "Architetti Irpini" dic. '98, n°3 cliccare sull'immagine per ingrandire e leggere

30 dicembre 1991

verso il parco dei monti irpini

"verso il parco dei monti irpini", in "Civiltà Altirpina" lug.-dic. 1991, anno II fasc. 2 cliccare per ingrandire e leggere

1 gennaio 1991

una reazione violenta verso il passato





una reazione violenta verso il passato
angelo verderosa
in "OFANTO" n°1 - 1991

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30 dicembre 1990

la distruzione dei centri storici

"legge 219 / 81 ovvero la distruzione dei centri storici", in "Civiltà Altirpina" lug.-dic. 1990, Anno I fasc. 2

1 gennaio 1990

metodologie urbanistiche

metodologie urbanistiche
angelo verderosa

in "OFANTO" n°1 - 1990

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1 ottobre 1985

frammento metropolitano in AltaIrpinia




un frammento metropolitano per l' Alta Irpinia
angelo verderosa
in "ALTRE IDEE" n°6-7, ottobre 1985

1 marzo 1985

disgregazione a Conza





la ricostruzione del nuovo paese, un caso emblematico di disgregazione
angelo verderosa e altri
in "ALTRE IDEE" n°3, marzo 1985

15 gennaio 1985

convegno di architettura a lioni

"sul convegno di architettura a lioni" in "Altre Idee", genn. 1985 cliccare per ingrandire e leggere

1 dicembre 1984

le pietre resteranno pietre


le pietre resteranno pietre
angelo verderosa

in "ALTRE IDEE" n°11-12, dicembre 1984