18 dicembre 2007

irpinia 1980, appunti di un volontario

Quando scrissi l'articolo sulla protezione civile per il n. 3/4 del notiziario F.I.F, non potevo immaginare che la nostra organizzazione sarebbe stata collaudata entro così breve tempo.<>Dal momento che si decide l'intervento sono necessarie tre ore perché i componenti il gruppo costituito dai volontari delle Pubbliche Assistenze della regione Emilia Romagna, C.E.R. (Centro Emergenza Radioamatori), Unità Cinofile di Soccorso "I Lupi di Arola", i fuoristradisti del club "Alfa Matta", Aeroclub "G. Bolla" di Parma, Gruppo Paracadutisti ed i subacquei del club "Parmasub", siano pronti ad entrare in azione.<>
1 autoambulanza dell'Ospedale di Parma con due infermieri / un gruppo di disinfestazione con FIAT Campagnola del Comune di Parma (A.M.N.U.) / 2 autocarri in dotazione all'Assistenza Pubblica di Parma con attrezzature varie (3 gruppi elettrogeni, 2 cucine da campo, tende, servizi di infermeria, ecc.) / 3 unità cinofile / 5 fuoristrada (1 Jeep Renegade, 2 Alfa Matta, 1 Daihatsu taf 20, 1 Land Rover half ton) / 2 radioamatori C.E.R. (A.R.I.) / 80 militi delle Assistenze Pubbliche / 1 autotreno con latte e derivati a lunga conservazione della Parmalat.
Arriviamo a Bologna dove attendiamo per due ore sulla corsia d'emergenza dell'autostrada la colonna regionale. Una volta riuniti tutti i gruppi, procediamo (tragico Errore), sulla direttrice Adriatica anziché sull'Autosole per Salerno. La conseguenza di questa scelta sbagliata è un viaggio che durerà 25 ore continuative (con soste solo per fare rifornimento) per giungere poi a Potenza dove non era assolutamente necessario il nostro intervento. Veniamo deviati poi a Baragiano, dove tutto è pronto per accogliere una così nutrita colonna. Secondo le intenzioni dell'Amministrazione Regionale si doveva formare un enorme campo a circa 30 chilometri dalle località colpite ed i soccorsi dovevano essere portati con puntate giornaliere e con il rientro in serata verso le 17. Si riunisce il nostro gruppo e dopo brevissima consultazione decidiamo di abbandonare la colonna regionale e di agire secondo gli schemi del nostro "Piano Operativo". Il tragico, incolmabile ritardo ci sprona a non commettere più errori, alle ore 17 entriamo veramente in azione. Svincolati da ogni imposizione esterna, viene ristabilita la colonna, ma questa volta con i veicoli fuoristrada avanti e non legati alla colonna, resta ovviamente il collegamento radio. Con i veicoli fuoristrada vengono trasportati il medico e le unità cinofile. Raggiungiamo il primo paese devastato "Castelgrande", mentre via radio ci viene richiesto l'intervento dei cani da ricerca per individuare cinque persone sepolte sotto le macerie (di queste purtroppo nessuna sarà estratta viva). Si stabilisce di approntare il campo base a Castelgrande, mentre con i fuoristrada si punta più avanti verso Pescopagano (distrutto al 90%). Fortunatamente in ambedue i centri i soccorritori sono numerosi ed organizzati, pertanto, alla riunione serale dei responsabili, si decide di pernottare a Castelgrande e di inviare, all'alba, i fuoristrada in perlustrazione con lo scopo di individuare eventuali paesi non ancora raggiunti dai soccorsi. MERCOLEDÌ ORE 6. Partono i cinque fuoristrada con un medico, le unità cinofile, ed un radioamatore (C.E.R.- A.R.I.). Si procede verso Laviano, la strada presenta continue insidie, avvallamenti, fratture, massi, alberi, ecc. Arriviamo infine a Laviano, lo spettacolo è agghiacciante, non c'è una costruzione in piedi, i soccorsi non sono ancora arrivati. Ci rechiamo subito al campo sportivo dove si stanno organizzando le prime opere di soccorso e ci mettiamo a disposizione ma ci viene detto che numerosi mezzi stanno sopraggiungendo da Napoli. Incontriamo un'equipe di medici dell'Ospedale di Pozzuoli che con mezzi propri cercano una località ove poter prestare la propria opera. Decidono di unirsi a noi; il nostro gruppo evidentemente, in mezzo a tanto caos li rassicura. Ci vengono indicati sulla carta alcuni paesi che probabilmente non sono ancora stati raggiunti, per la prima volta sentiamo nomi che diverranno in seguito tristemente famosi: Santomenna, Castelnuovo di Conza, Marra, Valva, Senerchia. Senza un'esatta motivazione, decidemmo di comune accordo di recarci in quest'ultimo paese. Alle 9.30 entriamo a Senerchia. Ci accoglie un cartello con scritto "Benvenuti a Senerchia", che nella fattispecie acquista un sinistro significato. Non vi sono edifici in piedi ad eccezione di una scuola e di alcuni condomini di recente costruzione, gli unici soccorritori sono costituiti da un avamposto di pochi militari e da una squadra della forestale che seguiamo tra le macerie. Incontriamo il maresciallo dei carabinieri, è disperato, da due giorni invoca aiuti senza riuscire ad ottenerli, il paese è senza comunicazioni, senza acqua, senza energia elettrica, senza alimenti, in pratica manca tutto. Quando gli spieghiamo le possibilità logistiche e di intervento della nostra colonna, quasi non crede alle nostre parole, ci fa subito approntare uno spiazzo per collocarvi il campo. Immediatamente le unità cinofile si mettono all'opera mentre una vettura fuoristrada con un radioamatore ritorna verso Castelgrande per guidare la colonna sino a Senerchia. I cani individuano nove persone sepolte sotto le macerie, ma nessuna di queste è ancora in vita (non ci diamo pace per il ritardo e per non aver agito di testa nostra fin dall'inizio): Finalmente vengono individuate due persone ancora in vita, madre e figlia; prestamo la nostra opera con argano a mano e cavi, operando anche di notte con delle batterie e con le nostre lampade alogene. La madre purtroppo morirà nella tarda mattinata, mentre la figlia di nome "Liberata" verrà estratta incolume alle ore 0.35 di mercoledì. Questa sarà l'unica persona che si riuscirà ad estrarre viva. Nel primo pomeriggio arriva il grosso della nostra colonna di soccorso, si impianta subito la grande antenna dei radioamatori. Senerchia non è più isolata dal mondo. Da mercoledì i C.E.R. faranno anche regolare servizio telegrafico. Il mercoledì i fuoristrada vengono ancora usati per il lavoro di ispezione con lla consueta formazione, solo le unità cinofile vengono ridotte ad una, mentre le rimanenti lavorano tra le macerie di Senerchia. Nell'opera di ispezione procediamo per Calabritto, anch'esso interamente devastato. Perlustriamo poi tutto il territorio montano posto tra il monte Polvericchio e il monte Cervialto, ci spingiamo infine sino ad Acerno ed a Bagnoli dove però la situazione è molto meno drammatica. Entro la mattina abbiamo un quadro abbastanza preciso della situazione. La zona più colpita è quella del triangolo: S. Angelo dei Lombardi a nord, Muro Lucano a est, Eboli a sud. Considerata conclusa la fase ispettiva, nei giorni seguenti i veicoli fuoristrada saranno impiegati unicamente per il trasporto del personale sanitario, dei medicinali, degli alimenti e delle roulottes nelle frazioni e nei casolari non raggiungibili con i normali mezzi di trasporto. In queste condizioni i veicoli fuoristrada si rivelano indispensabili. Operiamo sotto una pioggia incessante e con il vento che raggiunge punte di 90 km/h. Nella notte tra giovedì e venerdì perdiamo la tenda che si piega sotto le sferzate del vento misto a pioggia e neve. Nella seconda mattina di intervento la temperatura raggiunge i -12. Nei giorni seguenti apprendiamo che Parma ha adottato il paese di Senerchia e che il nostro gruppo viene citato ad esempio di organizzazione e rapidità di intervento. Il primo telegramma in entrata al "Campo Parma" di Senerchia proviene dalla Prefettura di Napoli ed è brevissimo: - DA PREFETTURA NAPOLI A CAMPO "PARMA" - SENERCHIA - CONGRATULAZIONI - firmato - PERTINI -. ___ Il responsabile del settore di Protezione Civile del Club Alfa Matta Marco Nadalini / Parma, 10 dicembre 1980

1 commento:

Anonimo ha detto...

Una bella, benché triste, testimonianza. Complimenti anche a chi l'ha postata!