26 novembre 2007

il sud c'è

Il Sud c'è. Basta con i sogni. È ora di passare all'azione, di Michele Bortone
Quante volte ci siamo chiesti dove siano svaniti i nostri sogni. Non ricordo più quello che ho sognato, quello che volevo fare anch'io. Da quanto tempo non sogno più! Sarà per lo stress o perché non crediamo più nei valori della vita, non abbiamo più fiducia in noi. Per fortuna, sognare non costa niente. Eppure vi dico, amici, sognare si deve e si può. Sono piccoli e grandi castelli invisibili. E' bello sognare ad occhi aperti. Così i sogni si realizzano più facilmente. Oggi siamo tutti un po' artisti o poeti. E' vero, la poesia mette le ali al pensiero. Tutti noi abbiamo quel vizietto: poi lo faccio, poi lo faccio. Ma non facciamo mai niente e non avviene mai niente. Immaginiamo tante cose sospese, che poi finiscono nel dimenticatoio. Naturalmente commettiamo un errore abbastanza pesante. Tutto ha un prezzo e un costo, perché a pagare siamo sempre noi. Possiamo nutrire ambizioni, coltivare progetti e illusioni. Qualche svincolamento può anche starci, quando per esempio gettiamo la spugna, con la scusa che tanto non potremo mai farcela. Ma basta con i giri di parole e affrontiamo il lato pratico. Un conto è parlare e scrivere, un conto è realizzare. Forse state pensando a quello che penso io, cioè che un po' di colpa è da addossare alla burocrazia e agli abusi di potere. Ma non si può scaricare sugli altri quello che spetta solamente a noi: non possiamo sapere cosa l'altro ci risponde, se prima non gli rivolgiamo la domanda. Dunque, passiamo dalle parole ai fatti. Costo, tempo, pazienza equivale al progetto realizzato. Oggi con le nuove tecnologie a nostra disposizione è più facile fare impresa. Ma ci spaventiamo già in partenza, perché tendiamo ad ingigantire sia l'impegno che i relativi rischi. E allora restiamo bloccati, incapaci di agire. Nel nostro Sud la rassegnazione e l'impotenza sono cresciute a dismisura. Ma basta con i sogni che restano eternamente chiusi nel cassetto. È venuto il momento di svegliarsi, di rimboccarsi le maniche e passare all'azione. Il pessimismo produce soltanto altro pessimismo. È una catena che bisogna spezzare. Cerchiamo di sostituirlo con l'ottimismo della volontà, perché ne va della vita non solo nostra, ma anche di quella dei nostri figli e dei nostri nipoti. Il nostro Sud ce la può fare.

le prime foto del council a rocca

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sul council di rocca

Grazie per l'esperienza del council che abbiamo creato sabato sera da parte mia e del mio fraterno amico Sidney. Parlare con il cuore può risultare a volte difficile, specialmente quando da tempo ci hanno fatto perdere il senso di questa cosa. Ci hanno abituato ad apparire, ad essere pragmatici, competitivi, efficienti ed efficaci perdendo la nostra essenza di esseri unici e divini. Il rito, la sacralità del cerchio del council è in ognuno di noi se riusciamo a parlare con il cuore. Le parole possono essere finestre oppure muri ed a volte, consapevoli di questo, utilizziamo più il mentale che il cuore. Che cosa è parlare con il cuore se non amore fondamentalmente verso noi stessi, superando ogni paura: la vergogna , la rabbia, l'invidia, la morale, il risentimento, la protervia. La verità non esiste. Esistono le verità. La verità di ognuno di noi che si confronta con l'altro. La verità che a volte abbiamo paura di amarci perchè non ci conosciamo davvero. Ecco il senso della poesia che avete appena letto. Voglio sapere chi sei. Lo voglio sapere adesso. Al di la delle maschere che siamo costretti ad indossare tutti i giorni. C'è bisogno di sapere chi siamo per trovare un sogno comune che è già in atto. "Ritornare a creare" una comunità. Alice. Il Paese delle Meraviglie? E' possibile realizzarlo se solo noi lo vogliamo. Il pensiero e realtà. Riscoprire il sacro che è in noi attraverso il cerchio del council c'è utile per comprendere il bisogno d'amore di cui ognuno ha bisogno. Il desidero di contribuire alla realizzazione di cio diventa comune e magicamente attraverso la consapevolezza di tutti si realizza in ognuno. Questo è il council. Questa è una modalità di comunicazione che ci fà riscoprire un modello che può illuminare i luoghi dove viviamo, la nostra identità, la direzione e lo scopo del nostro stare insieme come persone facendoci rivolgere al nostro profondo bisogno di significato nell'esistenza. Solo ora adesso nel tempo presente e non più (solo) rivolto al passato e al futuro, l'atto creativo si compie. Si compie perchè il suo bisogno non nasce dalla mente ma dal cuore. Ecco ora siete (più) pronti se volete per ripetere l'esperienze e praticare la via del cuore per la creazione della nostra "comunità provvisoria". Nel sorriso mettendo fine al dolore, perchè a parlare con il cuore si prova sempre gioia. enzo – enzo maddaloni – nanosecondo – prof. sproloquio – mototempo – comunitario – provvisorio – comunitario provvisorio – irpino – altirpino –altroirpino – d’oriente e d’occidente

voglio sapere chi sei...

La comunità ringrazia Enzo e Sidney per il grande Council tenuto a Rocca; ringrazia ancora Tancredi per l’ospitalità.

VOGLIO SAPERE CHI SEI
NON MI INTERESSA sapere cosa fai per vivere . . .
VOGLIO SAPERE quello che desideri ardentemente e se osi sognare ciò
che il Tuo cuore brama !
NON MI INTERESSA quanti anni hai . . .
VOGLIO SAPERE se rischieresTi di renderTi ridicolo per amore,
per i Tuoi sogni, per l’avventura di esistere !
NON MI INTERESSA quanti
pianeti quadrano la Tua luna . . .
VOGLIO SAPERE se hai toccato il
centro della Tua sofferenza,
se i tradimenti della vita Ti hanno aperto
o Ti sei accartocciato e chiuso per paura di altro dolore !
VOGLIO SAPERE se puoi sedere col dolore, mio o Tuo,
senza muoverTi per nasconderlo o logorarlo o ripararlo !
VOGLIO SAPERE se puoi stare con la gioia, mia o Tua,
se puoi danzare selvaggiamente e lasciare che l’estasi
Ti riempia fino alla punta delle dita

delle mani e dei piedi
senza avvertirci di stare attenti, di essere realistici,
o di ricordarci i limiti dell’essere umani !
NON MI INTERESSA sapere se la
storia che racconti è vera . . .

VOGLIO SAPERE se sei in grado di deludere un altro
per essere fedele a Te stesso,
se puoi sostenere l’accusa di tradimento
senza tradire la Tua stessa anima !
VOGLIO SAPERE se puoi essere fedele, perciò degno di fiducia !
VOGLIO SAPERE se puoi vedere la bellezza,
anche quando non è bello ogni giorno !
VOGLIO SAPERE se puoi vivere col fallimento, il Tuo e il mio,
e saper stare ancora sulla riva di un lago
a gridare alla luna argentea: SI!

NON MI INTERESSA sapere dove vivi e quanti soldi hai . . .
VOGLIO SAPERE se riesci ad alzarTi dopo una notte di dolore e
disperazione, consumata fino all’osso,
e fare ciò che deve essere fatto con i bambini !
NON MI INTERESSA sapere dove o cosa o con chi hai studiato . . .
VOGLIO SAPERE cosa Ti sostiene quando tutto casca !
VOGLIO SAPERE se puoi stare solo con Te stesso,
E se ami veramente la compagnia
che tieni a Te stesso nei momenti vuoti !

(di Oriah Mountain Dreamer - Vecchio Indiano -)

25 novembre 2007

il council a Rocca

Council del 24-11-2007 a Rocca San Felice - A distanza di un giorno, ancora un pensiero sul bellissimo momento vissuto ieri sera in quel di Rocca San Felice, insieme agli amici della "Comunità Provvisoria". Un grazie che viene dal profondo del cuore per coloro che hanno voluto questo momento di incontro, forse per alcuni singolare, certo un po' fuori dall'usuale, intrigante ma allo stesso tempo un po' inquietante. Un grazie alla comunità di Rocca che ci ha accolti con amicizia e discrezione. Bellissima la scenografia serale che questo piccolo borgo sa offrire. Guardiamo sempre lontano e non sappiamo coglier il bello che ci è vicino. La "Comunità", anche se rappresentata solo da una parte, ha goduto di un momento veramente unico, vero, fatto di grande e palpabile emozione. Dopo alcuni momenti di incertezza, ognuno ha saputo aprire il proprio animo agli altri, ha saputo trovare il modo più bello di comunicare, quello del cuore, liberando sensazioni ed emozioni. Il Council come momento di incontro, unico, cosi vicino a noi, più di quanto possa sembrare, è nei nostri ricordi ancestrali, è parte viva della storia degli uomini, è un rivissuto che ci riavvicina, è forse uno strumento fine, capace di far dismettere a molti di noi la maschera che indossiamo con troppa frequenza, per far apparire la nostra vera identità. Abbiamo bisogno di comunicare di più con gli altri, per poterci liberare delle nostre oppressioni, per sconfiggere il senso dell'incertezza, del vuoto, del pessimismo che si radica in noi soffocandoci. Un rapporto sincero e leale che possiamo ricostruire nel confronto con gli altri, può, forse, dico forse, perché molto dipende dalla nostra capacità di liberarci delle paure, aiutarci a ritrovare energie sopite e nuove, positive, che possono, anche in momenti difficili, farci tornare a sorridere alla vita. E' necessario, e questo lo grido con forza anche a me stesso, più volte, vivere con pensieri positivi, attaccarsi con forza alla vita, allontanare quanto più si può una visione pessimistica della stessa, anche se mi rendo ben conto che alcune situazioni difficili, ci provano a tal punto da svuotarci di ogni energia. Credetemi, queste poche cose da me dette, vengono dal cuore, non sono facile retorica, fanno parte del mio vissuto quotidiano, sono l'espressione di un modo di essere che viene da una vita vissuta intensamente. In questo momento, come forse può accadere a molti di noi, la mia unica paura è quella di non avere tutto il tempo necessario per realizzare i tanti progetti che ho ancora in mente. A cinquantasette anni sento ancora il desiderio di mettermi in discussione, di provare a realizzare cose per me importanti. Ancora un grazie a coloro che hanno pensato a questo bellissimo progetto che è la: "Comunità Provvisoria", con un augurio sincero di crescita morale, sociale, spirituale e perche no anche politica, chiaramente non di parte, sperando in sempre nuove adesioni. Il ritrovarsi, il confrontarsi, il dialogo, sono sicuri momenti di crescita per ognuno di noi. Non è forse questa la vera filosofia della Comunità Provvisoria? Da un amico che guarda al futuro con uno spirito da " Nuova Era" Antonio Lapenna

23 novembre 2007

per non dimenticare

UNO SPARTIACQUE STORICO - Sono ormai trascorsi 27 lunghi anni dal terribile sisma che il 23 novembre 1980 rase al suolo alcuni centri dell'Alta Irpinia e della Basilicata, cancellando intere famiglie, decimando e stremando le popolazioni locali. Si trattò di un immane cataclisma, le cui rovinose conseguenze non furono causate solo da elementi naturali, bensì pure da fattori di tipo storico-politico e antropico-culturale. Ricordo che nei mesi immediatamente successivi alla catastrofe, non furono pochi gli osservatori e gli analisti politici che si spinsero a formulare l'agghiacciante ipotesi di una vera e propria "strage di Stato". La furia tellurica investì in modo traumatico e devastante le comunità di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni e Conza della Campania, i centri più gravemente danneggiati dal sisma. Ebbene, da quel funesto giorno sembra separarci un'eternità! In tutti questi anni, le tematiche collegate al terremoto del 1980 e alla ricostruzione post-sismica sono state oggetto di validi e complessi studi, inchieste e approfondimenti, condotti e pubblicati anche su blog e siti Internet (naturalmente sono state scritte anche scempiaggini). Per cui sembrerebbe che non ci sia molto da aggiungere. Invece, credo che valga la pena di spendere qualche frase in occasione delle consuete e rituali commemorazioni, celebrate nel 27° anniversario del triste evento. Per gli abitanti dell'Alta Irpinia, in modo particolare per i cittadini di Lioni, Sant'Angelo dei Lombardi e Conza della Campania (i tre Comuni più disastrati dell'area del cratere) il terremoto del 23 novembre 1980 ha costituito indubbiamente un avvenimento luttuoso, per cui quel giorno non rappresenta una data qualsiasi del calendario, ma segna un vero spartiacque storico-cronologico e antropologico-culturale. Equivalente all'11 settembre 2001 per gli Americani, oppure all'anno zero, ossia all'avvento di Gesù, per i cristiani. L'espressione "data-spartiacque" indica anzitutto che, a partire da quel momento storico, la nostra vita quotidiana è radicalmente mutata sotto ogni profilo. La realtà delle nostre zone si è trasformata visceralmente sul versante economico e sociale, persino a livello psicologico ed esistenziale, facendoci letteralmente regredire sul piano antropologico e culturale. Il terremoto ha straziato le nostre vite, turbato le nostre emozioni e percezioni, segnando profondamente le nostre menti, i nostri stati d'animo, la sfera interiore degli affetti e dei sentimenti più intimi, perfino i nostri istinti più elementari. Il cambiamento, inteso come imbarbarimento, si è insinuato dentro di noi, negli atteggiamenti e nelle relazioni più comuni, penetrando fino in fondo alle viscere della terra. Una terra sempre più infetta e corrotta dall'inquinamento chimico-industriale, avvelenata dai rifiuti e dalle scorie d'ogni genere. Così pure l'aria e l'acqua, che un tempo erano assolutamente pure e incontaminate. Ciò che invece sembra mantenersi perennemente intatto, immutato e quasi indisturbato, è l'assetto del potere politico-clientelare che continua a ricattare i soggetti più deboli e indifesi, a condizionare la libertà di scelta delle coscienze individuali, influenzando gli orientamenti elettorali dei singoli, vale a dire di vasti strati della popolazione. Pertanto, al fine di non dimenticare l'immane tragedia collettiva che 27 anni or sono fece precipitare nel lutto più doloroso ed insanabile le comunità dell'Alta Irpinia e della Basilicata, concludo citando un celebre aforisma: "UN POPOLO SENZA MEMORIA E' UN POPOLO SENZA SPERANZA E SENZA FUTURO". lucio garofalo

22 novembre 2007

TERREMOTO / franco arminio

Dalle mie parti siamo tutti esperti di terremoto, almeno quelli che quando venne la scossa erano adulti: ventitré novembre 1980, le sette e mezza della sera, la terra fa tremare tutto l'Appennino meridionale, l'epicentro è tra le province di Avellino, Salerno e Potenza, una decina di paesi completamente distrutti (Conza, Laviano, San Mango, Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, solo per ricordarne alcuni) altre centinaia danneggiati più o meno gravemente, tremila persone morte, schiacciate dal peso delle case rotte, adesso penso al fatto che non tutte sono morte subito, c'è chi sarà rimasto in agonia per qualche ora, chi avrà sentito i soccorritori che stavano per raggiungerlo e non ce l'hanno fatta a prendergli le mani, il terremoto dal punto di vista dei morti è una cosa fatta di travi sulla pancia, di buio, di gambe rotte, è un trovarsi nella spina della vita all'improvviso, sei con la bocca davanti alla maniglia della tua stanza, guardi un televisore spento, stavi vedendo la partita, tua moglie era in cucina che preparava la cena, giocavano la Iuventus e l'Inter, ma non sai com'è andata a finire, sai che sta finendo la tua vita e ti fa rabbia che continua quella degli altri, ombre che staranno lì a spartirsi questo curioso bottino che è il tempo che passa, tu sei stato appena riportato tra loro, non puoi sapere che stanno polemizzando sui soccorsi che non sono arrivati, è arrivato il presidente della Repubblica e ha fatto una scenata alla classe politica, quella che ignorava che il cemento della tua casa era disarmato, quella che non si è preoccupata che la casa in cui è morta tua madre era fatiscente nonostante tu vivessi nel mondo che si dice progredito, il mondo che anche nel tuo paese aveva voltato le spalle alla civiltà contadina per sistemarsi nella modernità incivile, è in nome di questa modernità che cominciarono a ricostruire la tua casa e quella degli altri, pensarono perfino che non bastavano le case, ci volevano anche le industrie, ora molte di quelle case sono chiuse come la tua cassa da morto e lo stesso è avvenuto per quelle industrie, non sai che questo fatto a un certo punto è stato utilizzato per combattere quelli che comandavano in queste zone, non sai che le persone del nord Italia che vennero qui ad aiutare furono assai deluse dal sapere di tanti sprechi (si parla di una spesa di sessantamila miliardi di lire, ma i conteggi cambiano a seconda di chi li fa) e diedero credito a un partito che nasceva per dire basta con questa storia del sud, il problema siamo noi, i soldi che facciamo col nostro lavoro non ce li deve togliere nessuno, e infatti nessuno glieli ha tolti, come nessun scandalo a noi ci ha tolto quelli che comandavano e che comandano ancora e che adesso fanno coi fondi europei quello che fecero col terremoto, pure questa è una faccenda scandalosa, ma per ora non fa notizia, manca il detonatore della tragedia, intanto pure l'ingegnere che ha costruito la tua casa caduta non è andato in galera e neppure chi l'ha ricostruita in maniera piuttosto orrenda, il terremoto per te è finito con la fine della scossa, ma per gli altri è continuato molti anni ed è stato una corsa a fare soldi, in questa corsa non c'era tempo per pensare alla bellezza dei paesi, il problema era solo allargali, allungarli e l'opera è stata compiuta con genio e vi hanno partecipato un poco tutti, dal parlamentare che ha fatto la legge per cui si potevano aggiustare anche case che non si erano rotte, all'architetto che ha disegnato con la matita della venalità, al cittadino che si è messo in fila ad attendere quello che gli spettava e se possibile anche qualcosa di più, ora tutti si lamentano, tutti a dire che si stava meglio prima del terremoto, tutti a rimpiangere un tempo in cui si era più uniti e più buoni, a me pare di averla vista questa bontà e questa unione solo fino a quando è durata la paura, fino a quando la gente ha dormito nelle macchine, fino a quando abbiamo cercato di salvarti, poi è andata un po' come ti ho detto.

27 anni fa

QUELLA DOMENICA DI VENTI SETTE ANNI "DI QUEL "23 NOVEMBRE 1980"
Una data che nessuno mai dimenticherà, la terrà alle 19.36 tremò per interminabili 90 secondi, nono grado della scala mercalli.
Aiuto fratello qui ci manca di tutto la terra ha tremato la casa ha distrutto.
L'Irpinia e la Basilicata fu devastata, il dolore e la paura mi è rimasta dentro, ricordo quella pagina del Mattino con la scritta "fate presto"! Il terremoto del 23 novembre 1980 ha sconvolto e cambiato il volto della Campania, in Irpinia le cifre si commentano da sole: morti 2998, feriti 8245, i senzatetto 234,960. Sul terremoto dell'Irpinia si è parlato, argomenti poveri e di poca credibilità, tanti altri montati ad arte. Se attraversiamo oggi l'Irpinia del Cratere, troviamo ancora le tracce e ferite di quella terribile Domenica. Mi guardo dentro, la paura, l'ansia mi assale nel ricordare quelle notizie non stop alla Tv. Cerco di gestire il dolore, l'emozione e lo sfogo dell'anima è il pianto. Si dice che tutto passa, il tempo e fa dimenticare, sono trascorsi venti sette anni, ma sembrano soltanto venti sette giorni. Tutto si commenta da solo, il verde è sempre più verde di una Irpinia sempre più bella. Con cordialità Michele Bortone

Venti tre novembre 1980
Quel tragico venti tre novembre
correndo e scherzando per le strade,
una bella giornata di festa
avvolta dentro un tiepido sole.
Pensavo fra un mese è Natale
e quanti ricordi di amici e miei cari lontani,
vola il mio pensiero tra loro
rincorrendosi con la luce, il mio cuore palpita e mi dice,
questo giorno non finisce mai.
Vai speranza corri anche tu tra loro
non chiudere mai il tramonto,
e non fermarti a guardare,
fai che la notte non insegua più il giorno
e fermi il vento che mi porta il pianto,
e le grida di aiuto di quella povera gente.

comunità ( eduardo )

la comunità provvisoria è vicina ad Eduardo e lo abbraccia in questo momento di dolore e di speranza

Casa-Madre / eduardo alamaro

“La casa e l’albero”. E’ il sottotitolo di un vecchio libro del non dimenticato professor Roberto Pane che ha come tema l’ambiente naturale e costruito della Campania. Edito da Montanino Editore-Napoli, in occasione di «Italia ’61 », documentò magistralmente, attraverso ottime foto dell’autore, introdotte da poche ed efficaci schede tematiche, “singolari aspetti dell’edilizia popolare ed agricola campana”. L’architettura quindi, “non era presentata nei suoi aspetti monumentali, ma in quelli più propriamente corali”. Quando lo scoprii, amai quel libro, oggi raro (in molti sensi). Vi trovai molta poesia e verità “antica”. L’addio ad un mondo “normale”, niente performance. Solo Pane e lavoro. Sfogliarlo oggi è addirittura struggente, per chi conosce ed ama quei “nostri” delicatissimi luoghi, oggi spesso irriconoscibili. E perciò son diventati miei luoghi della memoria, nutrimento, arte, poesia, ironia, sberleffo…. insomma «‘a casciaforte», come da titolo della famosa canzone.
Mi è venuto in mente prepotentemente questo libro, anzi il titolo di questo libro, “la casa e l’albero”, in questi giorni, dolorosi per me e la mia casa “antica”: la mia anziana e nobile madre siciliana, appartenente ad una Sicilia profonda e misteriosa, si va spegnendo lentamente, inesorabilmente, come una candela. Quel titolo “amico” del libro del professor Pane mi ha fatto perciò molta compagnia. Insieme alle sue struggenti immagini b/n, quelle che lo rendono documento di un mondo che fu. Mi sono passate nella mente quelle case, quelle chiesette, quei volti paesani e faticati, …. quelle architetture semplici e corali, "normali", santi quotidiani. Sono scese una ad una, lentamente, quelle immagini, come le mie silenziose lacrime sul foglio. Come le gocce di sangue che dalla bottiglietta montata sul trespolo dell'ospedale vanno ad irrorare un “monumento” antico, mia madre, che non vuol cedere. Una lotta disperata, quella tra quella “mia” antica Casa-Madre e la ruspa della Morte … il sangue della trasfusione, come iniezioni di cemento nelle vecchie mura, tentano di trattenerla in vita, ancora per un giorno, per due, una settimana, chissà? Erano case forti, casceforti ben costruite, quelle d’ante-guerra, tradizionali ma robuste e adatte all'uso… ma dalli e dalli, a colpi di ruspa, saranno tutte demolite, rottamate. Ora sembra il turno di mia madre …..
Stamani il medico mi ha detto: "E' una donna d'acciaio, … la pressione e il cuore reggono,… è aggrappata con le unghia e con i denti alla vita, alla Terra, perciò resiste. E’ 'nu lione!!” Scusate, sto piangendo, mi faccio forza, proseguo. La vita continua, lo so. Si faranno altre case, altre madri partoriranno, altri alberi si pianteranno, altri figli nasceranno. Altri libri d’amore si scriveranno, spero. Ma questo “mio” b/n è chiuso. Stop, rivado in ospedale. Chissà se ha resistito la mia “casarella”?, la mia Casa-Madre?
Oggi a Napoli è una bellissima giornata, meravigliosa. C’è il sole che scalda, che mi asciuga le lacrime. E come si dice qui: “Quanno jesce ‘na jurnata ‘e sole pigliatella, pecchè chella malamente sta arreta ‘a porta!” E perciò, uscito stamani dal “Fatebenefratelli” di via Manzoni a Posillipo, ho fatto il "giro largo" per andare alla Stella. Me ne sono andato in macchina per via Caracciolo, via Partenope, … ho rivisto la città, l’arco del golfo, la sagoma-madre del Vesuvio, il Sole, … piangevo, … ma ho anche respirato: v’immaginate se ci fosse stato anche il freddo ed il nebbione del Nord? Non sarebbe stato peggio? Saluti, scusate questo intermezzo triste, ma anche di speranza, ... non ho voluto “mancare”, nonostante tutto, Eduardo Alamaro