Alt!!! alt!!! alt!!! per prima cosa vorrei dire: state tranquilli, la giornata si passerà insieme in tutta serenità. ormai da quasi vent’anni sento che il paese di Cairano viene considerato e preso da esempio in negativo da altre parti ( risparmio le citazioni, ma assicuro che ogni volta che vedo e sento, per me è come una pugnalata al cuore ); questa volta si presenta una bella occasione per dimostrare che il paese deve avere ben altri meriti e considerazioni. allora, siccome io ci tengo tantissimo a far si che Cairano desti una buona impressione mi sono impegnato in due cose: preparare una buona accoglienza alle persone che verranno, avvisando qualche signora di preparare alcune specialità da offrire spontaneamente alla comunità provvisoria; spiegare ai cittadini quello che sta per accadere, per tranquillizzarli ... a volte si può pensare male quando vengono dei forestieri; ho chiesto inoltre ad alcuni amici di aiutarmi a ripulire un po’ in giro. Cairano vi aspetta tutti, Antonio Luongo
6 novembre 2007
il borgo di Castelvetere è stato svenduto
CASTELVETERE- Il gruppo di opposizione in Consiglio comunale solleva la questione del borgo ricostruito a Castelvetere, e del suo futuro. Un futuro, fanno capire, avvolto dalle ombre. Vediamo i motivi, seguendo la loro analisi. __ «La stagione straordinaria di saldi del Comune di Castelvetere sul Calore pare si sia chiusa con la liquidazione della merce giacente in magazzino: il Borgo Antico, un complesso immobiliare appena ricostruito, costato una fortuna e che può contare su una struttura ricettiva di “albergo diffuso” completa di arredi e servizi. __ Che sollievo per il Comune di Castelvetere sul Calore che, pur di liberarsene, era disposto a darlo in gestione per la somma stracciata di appena trecentosettantacinque euro al mese poi “aumentati” a cinquecento, ma senza che “si sapesse troppo in giro però”». Esordiscono così i consiglieri comunali che contestano le scelte adottate dalla maggioranza guidata dal sindaco Walter Pescatore. __ E continuano così:«Una bella garetta nella sonnolenza della calura estiva come quelle che si usano per i materiali di cancelleria ed i materiali di pulizia, soltanto offerte di “amatori”; chi vuoi che vada a leggersi l’affissione all’albo pretorio, chi vuoi che vada a consultare su internet il “conosciutissimo” link del Comune di Castelvetere sul Calore, meglio una garetta nella intimità senza che intervengano sconosciuti, magari dal profondo nord, magari capaci e magari con idee; una aggiudicazione senza troppe complicazioni, basta una offerta sola. Ed, invece, che fortuna, le offerte sono due e l’amatore, che non vuole correre rischi, offre all’incredulo Comune di Castelvetere la incredibile somma di milletrecento euro al mese, il canone di affitto mensile di un bar, di un negozio di normali dimensioni, di un appartamento bello grande, magari di una villetta. E che occasione per l’amatore, un’occasione così ghiotta da non lasciarsi sfuggire, un complesso immobiliare intero e tutto spesato, non c’è bisogno di un euro per gli immobili, alla manutenzione straordinaria ci pensa il Comune, nessun problema se dovesse sbagliare potrebbe cavarsela con cinquanta euro di multa, meno di una multa stradale».
I consiglieri continuano:«Allora tutti felici e contenti, folle di turisti verranno a passeggiare, a pranzare ed a villeggiare nel Borgo Antico di Castelvetere sul Calore, professionisti, artigiani, imprenditori, società sceglieranno il Borgo Antico di Castelvetere sul Calore per convegni, riunioni, assemblee, meeting e tutti quanti metteranno soddisfatti i loro soldi nelle mani del “lungimirante” amatore, e l’amatore con il ricavato di un pranzo di prima comunione pagherà il canone mensile al Comune che con il “lucroso” incasso sarà pronto alla manutenzione straordinaria degli immobili. E ai cittadini? Le briciole non si negano a nessuno, qualche giorno all’anno potranno entrare nel complesso, passeggiare, riunirsi e magari pranzare gratis al ristorante ospiti del generoso amatore come nei pranzi di carità delle più grandi città italiane. E, poi, tra un po’ si vota, fanno comodo un po’ di illusioni suggerite da qualche “normetta leghista” del bando, fa niente se il posto di frontiera per i lavoratori immigrati provenienti dai paesi vicini dovrà essere sorvegliato dai vigili urbani, a qualche indigeno magari si farà qualche contrattino a termine, un contrattino di collaborazione, qualche altro contrattino a termine, tutto non troppo impegnativo per l’amatore, così tanto per persuadere qualcuno che è meglio “cambiare perché nulla cambi”. E’ meglio pensare per le prossime elezioni a raccattare voti per sostenere una maggioranza che non c’è, a qualunque costo, anche a costo di svendere il Borgo, è la politica all’italiana, pane e giochi dai tempi di Nerone. Ma finirà così? __ dal corriere dell’irpinia di qualche giorno fa
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5 novembre 2007
2 novembre / antonio romano
impressioni di novembre / Parafrasando il titolo di una canzone della Premiata Forneria Marconi ___ È tornato il freddo , il grande freddo irpino e con lui, gran signore delle nostre lande, il buio che determinerà i nostri giorni da qui al ritorno dell’amata primavera. __Un tempo lungo, un tempo forse triste e pesante, ma certamente un tempo vivo. __Un tempo che trovi tutti noi nel pieno delle nostre speranze di vita, ognuno proteso nella realizzazione dei propri sogni. __Io per fortuna ne ho ancora qualcuno nel cassetto della mia scrivania del mio studio ad Ariano. Il sogno di crescere e veder crescere le mie adorate creature: il lavoro, la terra, le relazioni umane e sociali. Un tempo necessario quello del sogno per poter vivere le nostre vita con la intensità e la centralità che da sempre andiamo ricercando. __Vi lascio con una foto fatta oggi 2 novembre: il sole dietro le nuvole dopo un giorno di pioggia e freddo. Gli stessi colori che ho visto in Norvegia nel giugno del 2003: i colori della Norvegia sono i colori della mia infanzia e della mia terra d’inverno. __ Ho ritrovato le ragioni della mia anima oltre il Circolo Polare Artico, ho ritrovato la mia anima al cospetto dei monti del Matese e del Taburno. __ Il mio sogno non è solo la luce del sole ma soprattutto il grigio delle nubi, necessario contorno alla bellezza di ogni nostro attimo su questa terra. __Ciao a tutti e buon inverno a tutti __ Antonio Romano >>> vedi il post originale con la foto , clicca http://antonio.romano75.googlepages.com/impressionidinovembre
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2 novembre / Alamaro
dall'ultimo "Intermezzo": ..... chi è partecipe dell’umanità mordi e fuggi, “usa e getta” d’oggi e di domani; chi sa come stanno combinati gli abitanti di Scampia, Corviale e di tutte le Bisaccia d’Italia, “effetti collaterali” di passate visioni “alla grande”; chi insomma è un “archi-peone per necessità”, sarà alla fine esaltato! Suo è il regno dei Cieli e della Terra dell’Architettura! Parola di Eldorado! __ Cari saluti, e mi raccomando i nostri morti, il due novembre prossimo. Pregate ed onorate tutti i morti di chi ci è morto e stramorto nell’architettura che avete (e abbiamo) mal progettato e scritto. Sempre siano lodati, mai lordati, quei defunti. E che riposino in pace, amen-o, Eduardo Alamaro vedi anche presS/Tletter n. 30-2007 http://www.prestinenza.it http://www.presstletter.com
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coccole, precisazioni
Antonio risponde a Lucio
Caro Lucio, tutto quello che scrivi è sacrosanto e fa riferimento alla realtà storica più o meno recente. Nulla da eccepire alla tua analisi. Ti inviterei comunque a riflettere su due aspetti: la necessità di una forma di comunicazione che sia più efficace visto il mezzo che ospita le nostre discussioni e la necessità di individuare una luce per poter discutere e cotruire qualcosa, quanto meno nella coscienza di ognuno di noi o quanto meno di chi legge. Cosa vedi che funziona nella tua comunità? Cosa pensi possa essere considerato modello e possa essere portato avanti e valorizzato? ___ Vogliamo concentrarci su queste cose. Ad esempio ad Ariano quel che vedo è una ripresa della vitalità economica e commerciale, dopo 20 anni di torpore. La sera nonostante il freddo c'è sempre un pò di gente e ieri un tedesco di passaggio è rimasto incantato dal nostro centro Storico........ cosa dire? __Vogliamo alimentare e convogliare queste energie e positività, altrimenti quando morirà De Mita ne potremmo sentire la mancanza...... forse per voi altirpini questa cosa è tabù.... per noi bassi irpini ufitani sarà una liberazione. __ A domenica, Antonio Romano
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S.Angelo / Conza / Lioni / Irpinia
Se non disturbo, vorrei intervenire per ragionare un pò sui "fatti locali" invocati da qualcuno, pur sapendo che se dovessi addentrarmi troppo nel merito di tali "fatti", rischierei di espormi a qualche denuncia, giacché un (mal)costume tipico dei potenti e politici nostrani è proprio quello di sentirsi facilmente "diffamati" e di querelare chiunque provi a sostenere una verità sacrosanta, sempre malintesa, confusa con la menzogna e tacciata d'essere una "accusa infamante". Dico ciò a scanso di eventuali equivoci. __Fatta questa premessa, vorrei sollecitare un dibattito sulla situazione politico-sociale santangiolese a partire da un'analisi storica. __Preciso subito che non sono nato e non vivo in questo paese, ma ci lavoro da qualche anno, per cui posso asserire di conoscere piuttosto bene la realtà sociale, politica e culturale del paese. A Sant'Angelo lavoro come insegnante, esattamente nella scuola elementare (pardon, volevo dire "scuola primaria"), per cui potrei parlarvi soprattutto dei problemi che riguardano il mio settore. ___ In sintesi, vi confesso che i problemi esistenti discendono essenzialmente da una cattiva gestione politica antecedente, quindi dipendono da quanti hanno retto in passato l'Amministrazione comunale e da chi ha controllato e guidato la scuola negli ultimi anni. __Nei post ospitati in precedenza su questa "piazza virtuale" ho provato ad esaminare i problemi della nostra terra, l'Irpinia. Fino a prova contraria mi risulta che anche il Comune di Sant'Angelo è collocato in Alta Irpinia, di cui è un importante centro amministrativo, sede distrettuale di numerosi uffici, enti ed istituzioni civili e religiose, quali la Diocesi vescovile, l'Ospedale, il Tribunale, l'Agenzia delle Entrate, il Commissariato, il Comando dei Carabinieri, la Tenenza della Guardia di Finanza, ecc. __Se si vuole discutere di problemi reali penso che si debba partire dalla piaga più dolorosa che affligge (non solo) la realtà santangiolese, ossia la disoccupazione giovanile, la mancanza di lavoro e di prospettive occupazionali per l'avvenire delle giovani generazioni. La disoccupazione è una tragedia collettiva in quanto genera disgregazione e conflittualità che lacerano il tessuto sociale, esponendo i soggetti più deboli al ricatto clientelistico e riducendo gli spazi di libertà, convivenza e agibilità democratica. Pertanto, i migliori cervelli delle nostre zone sono costretti alla fuga, ovvero ad emigrare per trovare fortuna e successo altrove. In molti casi, senza fare più ritorno nella terra d'origine. Il problema dell'emigrazione intellettuale è la più grave perdita di ricchezze, la sciagura peggiore che possa capitare ad una comunità, poiché questa è costretta a rinunciare alle sue migliori intelligenze, a privarsi delle sue risorse più preziose. Certo, i giovani più intelligenti, colti e preparati (si pensi, ad es., alla sedicente "milanese" che gestisce questo Blog) scappano via dal luogo in cui sono nati, cresciuti e dove hanno studiato, anche perché non intendono (giustamente) soggiacere e piegarsi al ricatto clientelare imposto dai notabili politici locali che li costringono a mendicare la concessione di un lavoro che invece è un sacrosanto diritto che spetta ad ogni cittadino. Ma si sa che da noi la "cittadinanza" rappresenta un lusso riservato a pochi eletti e privilegiati, ai "figli di papà". Invece, i "figli del popolo", della povera gente, sono condannati ad elemosinare continuamente favori, elargiti attraverso un metodo arcaico che è probabilmente un retaggio del feudalesimo. Una prassi comune applicata sia per ricevere un misero lavoro (oltretutto a tempo determinato, pagato male, senza diritti e tutele), sia per ottenere qualsiasi altra cosa, anche la più banale richiesta di un certificato, scambiando e svendendo i diritti come volgari concessioni in cambio del... voto a vita! __Inoltre, credo che non si possa più ignorare un dato di fatto talmente evidente che segnala l'estensione delle fasce sociali colpite dalla povertà e dalla precarietà materiale. Tali problemi esistono e si aggravano anche nei piccoli centri di provincia, che non sono più "oasi felici", anche perché si è allentata la rete di reciproca solidarietà che un tempo proteggeva le nostre comunità. __A questo punto non si può evitare di porsi una domanda capitale: di chi sono le responsabilità storico-politiche? __Di certo le responsabilità appartengono a molti soggetti, ma principalmente ad un ceto politico che ha (mal)governato il paese, una classe dirigente che per lunghi decenni ha ruotato e si è formata attorno alle sedi della Democrazia cristiana, in modo particolare intorno ad alcune figure di potere (locale e nazionale) note a tutti. __Ora, se mi fermassi qui rischierei di troncare e banalizzare la discussione, avendo sfiorato solo superficialmente i problemi reali. Invece, credo che si debba approfondire l'indagine, anche a costo di risultare lunghi e noiosi. Ritengo che si debba introdurre un ragionamento di tipo storico, a partire dal sisma del 1980 e dalla ricostruzione post-sismica per individuare e vagliare meglio le decisioni politiche che hanno contribuito al tipo di sviluppo promosso-imposto in questo paese. A tale proposito, io mi/vi chiedo: chi ha stabilito di ricostruire la cittadina santangiolese sullo stesso sito montuoso su cui era stata edificata sin dai suoi albori? Non credo che fosse indispensabile ricostruire il paese in montagna come accadeva nel Medio Evo, quando i villaggi erano necessariamente arroccati sui monti per difendersi da eventuali assalti di eserciti ostili. __Pongo tale interrogativo in quanto considero tale scelta come un grave errore storico, una sorta di peccato originale. __Infatti, anche per la sua posizione geografica il Comune di Sant'Angelo dei Lombardi è stato estromesso dal crocevia e dalle opportunità strategiche dello sviluppo (un concetto che non va confuso con il "progresso", che è un valore ben più alto ed importante). Uno sviluppo produttivo e commerciale che invece ha arrecato enormi vantaggi ai centri limitrofi come, ad esempio, Lioni. __Si pensi a un piccolo Comune come Conza della Campania, che a suo tempo ha compiuto una scelta storica esattamente inversa. Il paese, inteso come agglomerato abitativo, non è stato più ricostruito nel luogo (montuoso) dove era situato in origine, bensì a valle, nelle vicinanze della Strada Statale "Ofantina", in modo da svilupparsi più agevolmente sul versante urbanistico ed economico-industriale. Invece, le rovine del vecchio centro, devastato dal sisma, sono state salvaguardate e valorizzate in chiave storico-culturale e turistica, allestendo un importante Parco Archeologico, una sorta di museo a cielo aperto che ha prodotto non pochi benefici economici alla collettività conzese. Ebbene, perché Sant'Angelo non ha seguito lo stesso percorso? __Qualcuno potrebbe obiettare che "il passato è passato", per cui bisognerebbe pensare al futuro. Ma non è esattamente così. __Le proposte politiche per l'avvenire di Sant'Angelo non competono certamente al sottoscritto, anche perché non mi sembra giusto abusare della Vostra pazienza ed ospitalità, risultando oltremodo invadente. __Mi limito a suggerire che la memoria del passato riveste una funzione altamente educativa e serve proprio ad interpretare correttamente il mondo presente e ad organizzare meglio l'avvenire della nostra società, ovvero delle future generazioni. __Comunque, per non tediare troppo il lettore mi avvio alla conclusione, congedandomi e consegnando questo modesto contributo ad un eventuale dibattito sul Blog.__ Lucio Garofalo
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31 ottobre 2007
l'emigrazione in camera da letto
Siamo sempre andati dagli altri a lavorare e dovremmo avere rispetto per chi adesso viene da noi a lavorare. Non è così e in questo modo oltre a disprezzare la storia degli altri disprezziamo anche la nostra. La gran parte delle donne immigrate in Italia non arrivano in una città o in un paese, ma semplicemente in una casa dove c’è una persona che non abbiamo più tempo e voglia di assistere. Vengono per lavorare nell’unica fabbrica efficiente che abbiamo, la fabbrica dell’agonia. La civiltà contadina non era particolarmente efficace nel garantire beni materiali, ma assicurava almeno una buona gestione della morte e della malattia. Intorno al letto di un sofferente c’era sempre animazione. Era un fatto normale. Si faceva per gli altri quello che gli altri avrebbero fatto per noi. Adesso le donne dell’est sono le custodi di un crepuscolo solitario. E quando la persona assistita muore si ritrovano disoccupate, devono ricominciare in un’altra casa, in un’altra agonia. Forse queste donne non scrivono le lettere commosse e commoventi che scrivevano i nostri emigranti. Usano il telefonino e non resta traccia dei loro umori. Non sappiamo come ci vedono, come vedono le nostre piazze vuote, le nostre case grandi senza libri e senza pianoforte. Queste donne scendono ogni giorno nelle miniere della malattia, ma non c’è niente da scavare e da riportare in superficie. Oltre ai pochi soldi che diamo si ritrovano in tasca come buonuscita il ricordino della persona defunta. __Sarebbe il caso di coinvolgerle nella nostra vita prima ancora che nella nostra morte. Un coinvolgimento collettivo, pubblico, politico. E invece al massimo le usiamo come ripiego alla nostra disoccupazione sessuale. Insomma, queste donne non sono qui per contribuire alla costruzione di una società come accadeva a noi in Svizzera o altrove, ma per occuparsi dei nostri corpi. Corpi morenti o corpi astinenti, comunque corpi afflitti, soli, sformati. Uno scapolo indigeno che lavora in campagna non ha nessuna possibilità con le ragazze italiane. Uno che odora di stalla non ha nessun sex appeal per le nostre fanciulle apparecchiate sul modello delle veline. Ormai sono tanti quelli che nelle nostre campagne hanno la moglie rumena o albanese. E non è un tradimento al motto “moglie e buoi dei paesi tuoi”. In fondo per questi nostri ultimi contadini le vere straniere sono le fanciulle indigene, quelle che usano il loro corpo per mandare in giro i vestiti e gli occhiali da sole e il telefonino.
Viviamo in una situazione sconvolgente e la cosa più sconvolgente è che questa situazione non sconvolge nessuno. Tutto è relegato in una dimensione ineluttabilmente privata. Noi siamo emigrati per fare piazze e palazzi. Lavoravamo in spazi pubblici, costruivamo un mondo. Adesso il vero centro dell’immigrazione che ospitiamo è il letto. Piaghe da decubito o masturbazioni, poco importa. Non abbiamo da proporre altro che questi corpi senza destino. Allora i veri stranieri, i veri sbandati siamo noi. Basta guardare le facce nostre e quelle degli altri le poche volte che camminiamo affiancati. In realtà temiamo il confronto. Loro si muovono a piedi, sono le uniche persone che non hanno automobili. Hanno polpacci forti, schiene dritte. Hanno volti in cui ancora spira quell’indefinibile senso dell’umano che sembra svanito dal nostro sguardo.
Ci sarebbe bisogno di una trasfusione collettiva di spiritualità. Far scendere il loro sangue nelle nostre vene. E invece accade che lasciamo cadere nelle loro tasche solo poche monete.
franco armino, l'unità 31.10.07
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