il problema delle notti Bianche secondo me è che dopo Parigi e Roma si fanno pure ad Ariano IRpino! una cosa scandalosa! una notte bianca è un evento metropolitano da grande metropoli non da paese.... la cultura popolare dalle nostri parti è sempre passata per sagre e concertini... adesso volerci atteggiare a milanesi d'annata mi sembra davvero ridicolo..... a Roma ogni anno suona Morricone.... mica pizza e fighi come si direbbe a Roma, con tutto il rispetto per la manifestazione di Avellino alla quale non ho partecipato. Evito quindi di esprimere giudizi nel merito non avendo elementi di prima mano sui quali giudicare, e cerco di criticare la formula culturale. Mi piace molto questa geniale idea arminiana (come poteva essere diversamente) del festival dei paesi.... ma invece di fare una ricerca sui sapori tipici (due c... scusate la finezza... ad uso e consumo di ruttaioli romani e napoletani) c'è da fare un lavoro di ricerca etnografica sulla natura dei popoli irpini..... o ce ne vergognamo? o è un passato da rimuovere e dimenticare? questa è la provocazione che faccio ai professoroni (detto con rispetto e affetto) del circolo pickwick di Bisaccia: di quanta storia irpina gli irpini si vergognano? perchè invece che dei conigli e dei polli non si parla di quelli che i miei zii chiamano surici rini (non so come tradurre in italiano) ovvero di una particolare razza di conigli ottenuta dall'incrocio involontario fra ratti e conigli? Che a detta di molti sono una prelibatezza??? al di là delle università e delle accademie e dei giornali che piu o meno abbiamo frequentato e conosciamo tutti, per evitare che la ricerca storica di costume non diventi folklore ad uso del tg3 campania, di cosa dovremmo incominicare a parlare? oppure anni di demitismo e statalismo ci hanno fatto dimenticare e rimuovere le nostre origini? Antonio Romano
PS: alle poche email preferisco le tante email... anche se uno non le legge può sempre cancellare.... non fate gli snob che vi rompete le palle di leggere....... per uno che legge c'è sempre uno che scrive.... almeno rispetto per il tempo che uno dedica alla redazione delle mail invece di dedicarsi al lavoro, alle passeggiate, all'amore, al fancazzismo..... altrimenti poi il gruppo langue come dice Franco Arminio e se tutti ci siamo conosciuti grazie a lui non onorarlo è il miglior modo per offendere la sua sensibilità ed il suo lavoro.
27 settembre 2007
notti bianche ad ariano / Antonio
Etichette: comunità provvisoria
notte bianca + tristizia e pallosità
Cari amici, giro a tutti voi la risposta a cui mi invita la controriflessione sulla notte bianca apparsa giorni fa sul sito di avellinesi.it, da parte di Ornella Petillo.
Naturalmente la mia riflessione a margine della settimana di musica ad Avellino, culminata nella Notte Bianca, non voleva snobbare chi a quella festa s'è divertito, né giudicare i gusti altrui. In quanto a sentirmi tacciare d'intellettual-aristocratica per avere una diversa concezione
della musica e della politica culturale di una città, mi tengo l'intellettuale (che non mi pare sia ancora da considerare una tara genetica) e rigetto l'aristocratica, vista la mia formazione, la
mia militanza di una vita nella sinistra e i miei atteggiamenti, credo del tutto democratici. Anche sentirmi accusare di tristizia e pallosità solo perché mi disturba quest'industria del divertimento e della risata a tutti i costi mi sembra un'esagerazione: andiamo! io adoro ridere e chi mi conosce lo sa. L'ironia e il riso non contrastano necessariamente con la ricerca della serietà e del rigore nella cosa pubblica (ma prima ancora nel privato, of course). Infine constato che a quelle mie riflessioni scritte di getto si sono affiancate nei giorni seguenti, senza nessuna premeditazione, molte analoghe insofferenze verso quest'avvenimento, per ultimo un articolo (di Daniele Pitteri) uscito in prima pagina nell'edizione campana di Repubblica mercoledì 26 settembre, in assoluta sintonia col mio. Ne riproduco qualche rigo significativo:
"Che la Notte Bianca sia stata soppressa è un bene. [...] La funzione dei grandi eventi è generare sui territori ove hanno luogo una serie di ricadute stabili in termini di flussi economici, turistici, infrastrutture e identità culturale. [...] le finalità della Notte Bianca napoletana erano invece misteriose. A chi si rivolgeva? A chi voleva parlare? Cosa voleva dire? Che ricadute aveva in forma permanente sul territorio? [...] Ci piacerebbe pensare che la soppressione della Notte Bianca sia l'inizio di una vera politica culturale".
citando Alfonso ... vedi comunità provvisoria / Alfonso
Etichette: comunità provvisoria
la giornata dei paesi
Piuttosto che dare fuoco ai partiti (che già bruciano per autocombustione) si tratta di riaccendere il fuoco della democrazia. Non ha senso discutere in astratto di politica e antipolitica. Visto che vanno di moda le giornate a tema mi permetto, come paesologo, di indire per domenica 28 ottobre LA GIORNATA DEI PAESI. In questa giornata sarebbe bello che ci fosse in ogni paese un'assemblea in cui i cittadini discutano insieme dei problemi della loro comunità (così facendo si ottiene come primo risultato di dare un senso a questa parola). Si può essere in cinque, in venti o in cento, quello che conta è ridare dignità allo spazio pubblico. È importante che le persone tornino a parlarsi da vicino, a partire dalle questioni vere e non da quelle imposte dalla televisione. Lascio qui i miei recapiti per raccogliere eventuali adesioni. Sono a disposizione per dare una mano a chi vuole farsi organizzatore questi incontri.
p.s. Per cominciare: domenica prossima organizzo insieme ad alcuni amici un'assemblea sul centro antico di Bisaccia. Ovviamente, un'altra di sicuro la faremo il 28 ottobre.
0827 89259 - 388 7622101 - farminio@libero.it
Etichette: arminio, comunità provvisoria
comunità provvisoria / Michele 2
Cara Rosalba, la politica è la più grande invenzione fatta dagli uomini per la risoluzione dei propri problemi. La sua grandezza sta nel fatto che non è "settoriale" ma "generale". Per dirla in termini "scolastici" non è una materia come le altre. Se lo fosse non me ne fregherebbe
niente, preferirei dedicarmi alle mie materie preferite (il cinema, la letteratura, ecc...). Infatti, essendo "manipolata" da molti come una materia come le altre (per lo più istituzioni e amministrazione) la lascio fare agli altri, ma non la riconosco come tale. Considero la
concezione settoriale della politica (istituzioni e amministrazione) una oppressione, oltre che manipolazione. In più, in quanto rappresentante del genere umano (scusami la presunzione), considero la politica ufficiale un'offesa perchè fa regredire una grande invenzione umana, che organizza i bisogni degli uomini per la loro risoluzione, a pratica di piccoli uomini che invece organizzano il potere e le istituzioni (nella migliore delle ipotesi). "La politica organizza gli
uomini": ecco, questo mi sembra uno slogan interessante anche per la comunità che si è riunita a Bisaccia al "Grillo d'oro". Non le istituzioni quindi, ma la società, vero principe di qualsiasi politica
autentica. Le tue considerazioni quindi fanno parte a pieno titolo della politica, senza nessun complesso di inferiorità verso chicchessia. Con affetto Michele Fumagallo
Etichette: comunità provvisoria
comunità provvisoria / Michele F.inalmente
Cara Luciana, no, non sempre vale la pena vedersi. Bisogna scegliere, andare possibilmente agli incontri con persone che in qualche modo si conoscono già. Tuttavia esiste il caso che domina la vita (io preferisco chiamarlo mistero) e a volte (sottolineo: a volte) vale la pena incontrarsi comunque perchè, appunto, non si può mai sapere... . L'importante è che gli incontri non siano viziati da una sorta di "esistenzialismo", ma in qualche modo siano un pò "finalizzati". E' un
discorso lungo che spero facciamo la prossima lettera. Ciò che invece voglio comunicarti è che sono venuto all'incontro perchè invitato insistentemente da Franco Arminio, ma ci sono venuto con una sorta di rassegnazione al peggio cioè alla consueta noia, che per me è sempre doppia non facendo parte della moltitudine delle persone "in crisi" ma conservando grazie a dio una visione del mondo e del futuro abbastanza chiara (ne parleremo in seguito). Invece l'incontro non solo non mi è dispiaciuto ma, addirittura, non mi ha mai annoiato. E' stato informale e paicevole, oltre che utile per la conoscenza di qualche persona che non avevo mai incontrato. Un'altra cosa che volevo sottolineare e su cui mi sono personalmente soffermato è l'uso intelligente di un locale
accogliente e familiare. Un uso del "Grillo d'oro" che è anche una bella metafora di cosa può essere, nella nostra parte di sud, una forma di sviluppo autentico del territorio. A presto, con affetto Michele Fumagallo
Etichette: comunità provvisoria
qualche focolaio di attività civile
caro alfonso
è chiaro che un nuovo incontro sarebbe importante. per fare le cose bisogna perderci un pò di tempo. noi forse potremmo rivederci al goleto già la prossima settimana, così vediamo insieme il lavoro che ha fatto angelo. io ho praticamente sospeso la mia attività letteraria per cercare di accendere qualche focolaio di attività civile in questi nostri luoghi (domenica organizzo a bisaccia un'assemblea sul centro antico). fatemi sentire che tutti insieme sentiamo l'urgenza di agire.
Etichette: arminio, comunità provvisoria
lingua di plastica
caro angelo, il pezzo su cairano è molto bello. proprio stasera sentivo a lioni l'ex sindaco del paese in un'interventino ad una manifestazione del pd: la famosa distanza della politica dalle cose reali... ho sentito una lingua di plastica: noiosa e insopportabile quando veniva da candidati giovani. ogni volta che osservo queste adunate penso che sia urgente che noi si faccia altro. a partire da quelli che una volta si chiamavano usi e costumi. un solo esempio. in irpinia è più facile attirare l'attenzione quando sbagli che non se fai la cosa giusta. se avessi accettato la candidatura propostami dal pd, sicuramente avrei avuto molti rimproveri (meritati direi). bisogna assolutamente imparare a farsi vivi anche quando qualcuno fa qualcosa di buono. f.a.
Etichette: arminio, comunità provvisoria
comunità provvisoria / Alfonso
siamo qui, nel'attesa della battaglia che stiamo già combattendo ?
avrei bisogno di un nuovo incontro, per un chiarimento e una determinazione più chiara. avrei bisogno di poetare facendo quel che c'è da fare oltre lo scritto.
avrei bisogno di concorrere ad aprire una zolla a questa terra.
un saluto, alfonso
Etichette: comunità provvisoria
26 settembre 2007
comunità provvisoria / Angelo
mi permetto proporvi una cosa che ho scritto 10 anni fa come introduzione alla pubblicazione della tesi di laurea di mio fratello; l'ho ripescata (i blog servono anche a questo) e riletta pensando all'incontro di Bisaccia; pensando a Giuseppe che lascia l'Irpinia e parte per Roma; pensando ad Antonio che r-esiste ad Ariano grazie ad internet; è quello che avrei voluto ancora dirvi quella sera. Rileggendo provo amarezza, Cairano intanto muore. www.cairano.it, dal medioevo ad internet, angelo verderosa, maggio 1997
“Il mio nome è wjm@mit.edu (anche se ho vari alias), e sono un flaneur elettronico.
Vivo nella rete globale, in Internet. La tastiera è il mio bar (1)”. Ogni mattina, prima di aprire la posta elettronica, apro le imposte di vecchio castagno della mia casa (quella di pietra) in Cairano; aria pura, verde intenso; sopressata e vino, la mia colazione; fuori dal mondo ma non fuori di testa. “Col mio modesto personal da casa ... faccio clic su un’icona per aprire la mia -inbox-, una casella zeppa di messaggi provenienti da tutto il mondo... Digito immediatamente le risposte e le lascio cadere in una casella, in un -outbox-, da cui saranno automaticamente spedite alle relative destinazioni. Se mi resta un po' di tempo prima di finire di trangugiare il caffè, controllo anche i servizi cablati e un paio di bollettini specializzati a cui sono abbonato; infine un’occhiata all’ultimo bollettino meteo. Una volta, per fare questo, bisognava andare in qualche luogo deputato (nell’agorà, nel foro, in piazza, al caffè) ... Ma la rete mondiale di computer -l’agorà elettronica- sovverte, sposta, e ridefinisce radicalmente le nostre nozioni di luogo d’incontro, di comunità, di vita urbana... (1)”. Cairano, speranza di nascite e di rinascita; potrà un’antenna trasmettere la tua appartenenza ad un vecchio mondo? Esposizione ottimale, visuale aperta su ogni orizzonte, case che si danno la mano, rapporto equilibrato tra uomo e ambiente, fatale degrado.
Come tanti altri piccoli borghi dell’Irpinia un patrimonio di valore inestimabile, di importanza fondamentale per la salvaguardia della nostra identità storico-culturale.
La ricostruzione post-terremoto non si è posta il problema della conservazione nè quello del riuso; si è proceduto con valutazioni prettamente economiche imposte da una legge dello Stato che ha premiato la sostituzione anzichè il recupero; ne sono scaturiti ibridi che oggi necessitano di un restauro urbano per poter ancora rileggere la stratificazione e la ricchezza costruttiva di un tempo. Finita la “sostituzione” è ricominciata l’emigrazione. Risorse umane che ripartono verso sicurezze economiche e incontri sociali.
Cairano si sta lentamente svuotando; così gli altri piccoli centri all’intorno.
La tesi (di laurea) di Federico apre una “icona” su Cairano; ci appare una virtuale (e virtuosa) riqualificazione di un punto di aggregazione civica; quelle antenne poste sopra la torre ci trasmettono un messaggio nuovo, preciso, di speranza!
Nella tesi si tenta pure una indicazione sulle destinazioni d’uso di alcuni spazi collaterali: alloggi per il turismo rurale ed un centro di servizi telematici.
Partendo dalla valenza didattica della tesi si possono iniziare una serie di riflessioni sul distacco attualmente esistente tra enti culturali e di ricerca, quali l’università, e gli organi di governo del territorio. C’è un vasto territorio, l’altirpinia, costellato di beni storici, architettonici, paesaggistici, che sta soccombendo. L’unico rimedio finora partorito è fatto di scatoloni bianchi: le nuove industrie del cratere. L’industria in montagna è l’unico slogan scaturito dagli organi amministrativi. E i centri storici ancora sventrati e manomessi? E l’emigrazione?
Ad ogni livello sociale e politico bisogna ricominciare, con forza, ad interrogarsi sul come riportare la vita all’interno di queste nostre realtà rurali.
Bisogna individuare modelli di sviluppo sostenibili che nè alterino l’identità di questi luoghi, nè li museifichino; senza disgiungere il problema della riqualificazione da quello del riuso.
Cairano, come gli altri piccoli centri irpini, può offrire molto in termini di qualità della vita
(aria e acqua pulita, cibo genuino locale, ambiente sicuro e a misura d’uomo, stretto contatto con la natura) ma oggi appare profondamente anacronistico e lontano rispetto alla fascia costiera metropolitana sede delle attività produttive e formative.
La domanda da porsi è se nella società “post-industriale” , verso la quale andiamo, in cui la città si spoglia delle attività produttive, e le attività di tipo intellettuale vengono svolte in gran parte con l’ausilio del computer, si può risiedere e lavorare in sedi periferiche, isolate o addirittura nella propria abitazione.
Non a caso il lavoro svolto a distanza, o telelavoro, viene preso in seria considerazione da governi ed aziende per gli evidenti vantaggi che può offrire in termini di riduzione dell’inquinamento ambientale e di riduzione delle ingenti spese attualmente sostenute per i trasporti e le infrastrutture. E’ significativo che l’Unione Europea preveda di investire tre miliardi di Ecu (circa 6 mila miliardi di lire) da qui al 1999 proprio nel settore delle telecomunicazioni e in particolare in quello del telelavoro.
“Ecco allora che, preso atto della crescente importanza delle telecomunicazioni e dell’attuale tendenza verso una potenziale decontestualizzazione dei rapporti lavorativi causata da un’economia sempre più basata sull’incrociarsi di flussi informativi immateriali, diventa plausibile l’ipotesi di un ritorno alla vita - anche solo per alcuni periodi dell’anno - in centri periferici dotati delle necessarie infrastrutture di comunicazione (2)”.
Il telelavoro consentirebbe a molti individui di risiedere in contesti diversi e lontani dalle città degli attuali servizi; eliminando gli attuali tempi e costi di spostamento si avrebbe più tempo da dedicare alla riscoperta dei valori ambientali e sociali. Con la sostituzione dell’attuale pendolarismo, a favore di un nuovo pendolarismo elettronico, si potrebbe quindi ricostruire quel fragile e prezioso rapporto tra individuo, gruppo, e luogo, distrutto a suo tempo dall’avvento della società industriale; nel nuovo contesto le tecnologie di telecomunicazione potrebbero svolgere la funzione di un oggetto magico capace di trasportarci da un qui geograficamente e territorialmente situato ad un altrove privo di fisicità e di coordinate spazio-temporali determinate.
Un esperimento architettonico che parte da questi presupposti è in corso a Colletta di Castelbianco, un piccolo centro in provincia di Savona; il cantiere di recupero è guidato dell’Arch. Giancarlo De Carlo. Sarà il primo villaggio telematico in Italia e dalla sua riuscita si accenderanno forti speranza di rinascita per Cairano e per i piccoli centri dell’altirpinia.
Spero fortemente anch’io che \\www.cairano.it diventi una nuova agorà elettronica, immagine virtuale di una realtà urbana riqualificata e riabitata, capace di recuperare quel gap economico e tecnologico che finora l’ha svuotata delle migliori risorse.
1) W.J.Mitchell, “City of Bits: Space, Place, and the Infobahn”, MIT Press, 1995;
rintracciabile anche online: http://www.mitpress.mit.edu/City_of_Bits/
2) G. De Carlo in AA.VV. “Dalla pietra al bit: architettura e telecomunicazioni”, a cura di
V.Saggini, 1995
link da non perdere www.comune.cairano.av.it/ + http://www.colletta.it/
Etichette: comunità provvisoria
comunità provvisoria / Antonio 2
Se posso fare una sintesi quasi tardiva della serata e prendere spunto per lanciare un dibattito, beh penso che la cosa più grave, o più interessante fate voi, è vedere un processo di disgregazione dell'intera provincia irpina. Un'area relativamente piccola che si divide fra il capoluogo e il baianese, l'alta Irpinia e l'Irpina d'Oriente, la valle dell'Ufita e le zone di confine con Puglia e Sannio. Un elemento che contraddistingue questa galassia è l'assoluta mancanza di un luogo che sia capo: penso che si sia d'accordo sul fatto che Avellino non solo non sia il capoluogo morale della provincia ma che addirittura consideri il suo territorio come se fosse totalmente estraneo, alimentando al suo interno conflitti e competizioni invece di lavorare per l'unità e la coesione. Si sente estraneo uno di Ariano che va ad Avellino cosi come uno di Avellino che va a Lioni. Perché dovrebbe farlo quando Salerno è più vicina e Napoli è a un passo? Al di là delle distanze fisiche e delle diverse vocazioni territoriali, penso che all'Irpinia tutta manchi un ruolo forte di Avellino che dovrebbe mettere sotto la propria ala protettiva tutte le aree di una provincia certa non ricca di occasioni e di prospettive. Come dicono gli economisti bisogna far sistema territoriale e la forza di un sistema dipende dall'autorevolezza del suo capoluogo. Più il capoluogo è forte da un punto di vista culturale, politico, economico più la provincia ne beneficia. Più cresce la provincia e più il capoluogo cresce: quello che i geografi chiamano causazione circolare e cumulativa. Avellino ha deciso di legare il suo destino a Napoli e all'Irpinia di Occidente: i frutti sono un decadimento culturale, morale, politico, urbanistico. Diceva mia nonna: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!". Benevento invece preferisce legarsi a Roma: con la musica, con il teatro, con gli eventi estivi. Le quattro notti di Luna Piena non sono state la Notte Bianca, anche per la diversa visibilità mediatica dell'evento. Per noi ufitani è più facile andare e vivere Benevento o Foggia, piuttosto che Avellino o Salerno.Invito gli intellettuali del gruppo a riflettere sul disagio degli irpini non avellinesi e sul pensare ad un manifesto che possa recuperare quello che i non avellinesi soffrono di più: la lontananza e la mancanza di Avellino. Già oggi per molti di noi è più facile andare a Benevento o addirittura Campobasso: un capoluogo di Regione vi ricordo, di una regione bella e sorprendente. I processi geografici e demografici e culturali sono lenti, ma certamente inesorabili e se Avellino non recupera il tempo perduto farà la fine di altre città ben più importanti nel panorama europeo che hanno visto un processo di deurbanizzazione e di lento ed inesorabile declino.
Etichette: comunità provvisoria
