Ho avuto il piacere di leggere in anteprima le bozze del nuovo testo di Domenico Cambria, “ARIANO NELLA STORIA DAI NORMANNI ALL’UNITA’ D’ITALIA” e con estremo piacere debbo dire che ancora una volta il nostro autore hirpino (piace tanto all’amico Cambria porre la “h” iniziale ad Irpinia) si è superato. Quella che Cambria ha voluto mettere in evidenza non è tanto la storia di Ariano, che rappresenta certamente un pezzo di storia della nostra provincia, bensì il contesto storico medioevale del mezzogiorno d’Italia, al suo interno la potente contea di Ariano che, assieme a Capua, Melfi, Benevento e Salerno rappresentarono a partire dall’anno 1000 il fulcro della storia del meridione d’Italia. Così come assemblato, il libro di Cambria non solo rappresenta una novità assoluta per gli arianesi ma per noi stessi della provincia di Avellino in quanto Cambria parte da lontano per giungere infine ai momenti storici che maggiormente interessano la nostra provincia a partire dai normanni e da Ruggiero II agli angioni, agli aragonesi, alla Repubblica Partenopea, infine al Risorgimento. Ed è una pagina di storia narrata non tanto dallo storico ma da un romanziere, tanto sono avvincenti alcune sue pagine ed alcune sue considerazioni che lasciamo interpretare al lettore. All’interno dei grandi avvenimenti, quelli locali con Mazas, sino alla fine della feudalità, a Morelli e Silvati, per proseguire con una notevole pagina sul brigantaggio: “una grande pagina di storia occultata”. A questo punto Cambria, evidentemente per inserire il suo pensiero politico probabilmente da tempo riposto, si chiede: cosa è cambiato al sud dal 1860 ad oggi? Niente, si risponde l’Autore “… al sud non è cambiato proprio nulla!”; anzi la situazione si è aggravata. E qui Cambria “piazza” tre capitoli che possiamo considerare i gioielli del testo: il primo dedicato all’Europa Globale, nel quale si evince chiaramente che Cambria è un non-global, un cattolico ed un convinto centrista; nel secondo Cambria accusa l’Italia di essere passata con le regioni ed i suoi enti ad un sistema di stampo feudale; nel terzo ammonisce addirittura la Chiesa per essere poco presente, o addirittura di avere timore di parlare, in un momento di non valori nel quale deve fare sentire maggiormente la sua voce che è speranza, fede, carità.
Pensiamo che ancora una volta Cambria abbia centrato un obiettivo di grande rilevanza non solo storica, ma sociale. Il testo necessita da parte di tanti, di risposte precise e significative.
Prof. Ottaviano D’Antuono, direttore del Museo Civico di Ariano Irpino
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12 dicembre 2007
Ariano nella storia
Etichette: ariano, domenico cambria, libri, storia
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