22 settembre 2007

l'Irpinia sul Sole-24 Ore

su Il Sole-24 Ore del 22.9.07 in "Case&Case" due servizi sul trend immobiliare in Irpinia. cliccare per ingrandire e leggere






comunità provvisoria / Giuseppe, il dibattito sì

Cari amici, mi ha fatto davvero piacere partecipare ad una serata che è riuscita a creare un giusto mix tra impegno e divertimento. Un'esperienza unica, che mi fa ripensare in modo nuovo allo slogan "il dibattito no!" che per molto tempo è divenuta una sorta di parola d'ordine. Io dico "il dibattito sì" se serve a mettere insieme idee, riflessioni, emozioni, frustrazioni, incazzature, progetti... Io sono quello che ha deciso, almeno per il momento, di andare via dall'Irpinia, dopo un anno di permanenza con scarsi successi professionali e umani. Ebbene, peccato che una serata come questa sia arrivata al termine della mia attuale esperienza, non dico che mi avrebbe fatto cambiare idea, ma certamente avrebbe potutto riempire certe buie e solitarie serate irpine. Voglio essere positivo però, e dico che comunque considero l'esperimento interessante e che se mi allontanerò vorrò fare del rapporto con voi il più nutriente dei cordoni ombelicali e fare quanto mi è possibile per contribuire a progetti che sapremo mettere in campo. Anche perché andrò molto probabilmente a Roma, da dove conto di rientrare con una certa regolarità (se non altro per riossigenarmi...).
E proprio per rendere da subito effettivo il mio impegno, dico che un'idea da lanciarvi l'avrei, è uno dei tanti chiodi fissi che ho cominciato ad avere quando sono arrivato in Irpinia. Il tutto si può riassumere con un paio di facili slogan: "Adsl per tutti", "banda larga in montagna"! Insomma si tratta di far capire che bisogna riuscire a portare la connessione veloce in tutti i paesini della provincia, e non per un semplice vezzo tecnologico, ma perché oggi Internet ti tiene attaccato al mondo, è fonte di informazione insostituibile, e il nostro modo di stare insieme ne è dimostrazione: uniamo il reale (che c'è ed è irrinunciabile, soprattutto se si tratta di un'ottima cena...) al virtuale che ci permette di scambiare in tempo reale informazioni e idee . Io mi sono già occupato per lavoro di telecomunicazioni in passato, e ho molti contatti aperti, quando riterrete di mettere all'ordine del giorno questa questione, secondo me fondamentale, io non potrò che mettermi a disposizione. Si tratta di sensibilizzare amministrazioni comunali, provincia e operatori telefonici a intervenire per fornire un servizio senza il quale oggi si rischia davvero di rimanere tagliati fuori da molte cose. Dandovi appuntamento alla prossima occasione vi abbraccio tutti e mi raccomando, non perdiamoci di vista!! Giuseppe

21 settembre 2007

belle foto sull'altairpinia

belle foto sull’altairpinia

Viva l'Irpinia Viva
http://www.flickr.com/photos/tristandacunha/sets/72157601333361665

Indignazione e gentilezza

l'ho mandato al giornale, ma è più importante farlo leggere a voi. abbraccio corale, f.a.
INDIGNAZIONE e GENTILEZZA
Grillo e Veltroni, per me pari sono. L'Italietta della finzione mediatica non fa altro che parlare di politica. Non importa se per difenderla o per contestarla. Il problema è che si parla di una cosa che non esiste o che comunque ha un ruolo assai superficiale nella vita nazionale. Quello che siamo, quello che stiamo diventando, non si decide certo in parlamento. I politici e gli antipolitici in fondo se la passano ugualmente bene. Berlusconi è molto ricco, ma sono ricchi anche Grillo e Travaglio. Queste persone non passeranno mai per vicoli di uno dei nostri paesi più sperduti. Loro vivono per i grandi giornali, per la televisione, per le piazze affollate. C'è una dimensione ormai puramente spettacolare in tutte le discussioni che hanno a che fare con la politica. Una volta c'erano Totò e Aldo Fabrizi. Adesso abbiamo Grillo e Mastella. La cosiddetta "casta" ormai più che una vergogna nazionale è materia di spettacolo. Di fronte a questa tragica mutazione della vita sociale in una perenne fiction di massa, gli alti stipendi dei nostri parlamentari sono veramente un problema minimo. Il fatto di contestare a questa gente di prendere troppi soldi non fa che confermare questa assurda dittatura del denaro che immiserisce ogni giorno di più lo spirito della nazione. La colpa più grave dei politicanti è che sono quasi tutti ignoranti e fanno un tipo di vita che li rende ancora più ignoranti. A me interessano le storie che raccontano i vecchi dei nostri paesi. L'altro giorno a Calitri un'anziana col Parkinson mi diceva di avere paura della solitudine più della malattia. Quando ha visto che stavo per lasciarla si è messa a piangere e mi ha preso la mano, come se fossi un figlio che se ne va lontano. C'è un dolore vero, c'è un dolore nella vita di tanta gente che non arriverà mai nelle trasmissioni di Michele Santoro. In quel circo bestie e domatori si scambiano i ruoli col comune obiettivo di fare spettacolo. La vita è un'altra, ma ormai la vita non interessa a chi per mestiere dovrebbe raccontarla. I politici vivono solo per conservarsi il posto, ma fanno la stessa cosa i direttori di Banca, gli scrittori, i bidelli. Viviamo in un mondo in cui ognuno ha dichiarato guerra a tutti gli altri. È in atto la terza guerra mondiale. È in atto tra gli individui e non tra le nazioni. Tra un individuo e l'altro ci sono solchi profondissimi. Da qui bisogna partire. I soldi che sprechiamo per mantenere partiti inutili sono bene poca cosa rispetto a quello che regaliamo alle compagnie telefoniche per telefonate che non ci danno calore ma ce lo tolgono. C'è anche la casta dei dispettosi e degli indifferenti, degli accidiosi e dei maldicenti. Mettiamo anche queste sul banco degli imputati e vedremo che sul banco degli imputati ci siamo anche noi. È il momento di unire severità e cordialità e questo Grillo non lo capisce e non lo capisce neppure Travaglio. Non servono le adunate di massa. Serve costruire incontri tra poche persone che si parlino, si guardino negli occhi. Persone che discutono dei loro territori. La politica non è un concerto a reti unificate, non è la giostra delle dichiarazioni. Da qualche giorno un gruppo di irpini assai variegato sta provando a dare vita a quella che chiamo una comunità provvisoria. È il tentativo di costruire un'agenda che parta dai noi stessi, dalla nostra indignazione, ma anche dal desiderio di compassione e gentilezza.

20 settembre 2007

serve un blog

Carissimi, siamo partiti alla grande… già con le mail di Antonio Romano e Franco Festa la posta si rigonfia ed è un piacere tornare in studio … e non tutti hanno ancora aperto la prima di stamane con l’elenco allegato … le foto sono belle, siamo tutti sorridenti (durante la cena)
1. in considerazione del “volume” di posta che si genererà a breve, prego Antonio –che è bravo ed esperto- di aprire un blog proprio della comunità provvisoria, caricando man mano tutto quello che arriverà nei prossimi giorni; ancora meglio se ci darà istruzioni per pubblicare ognuno direttamente
2. le foto le ho spedite ad Antonio che le pubblicherà a breve
3. Iermano (e altri) non hanno lasciato i propri recapiti o non sono leggibili “rosadiapule”; ce li fornirà Franco F.?
4. PreS/Tletter è una rivista on line di architettura; raggiunge ca. 50.000 utenti; punta di diamante sono gli “Intermezzi” di Eduardo Alamaro (ex-napoletano, oramai a pieno titolo post-irpino della comunità provvisoria); guarda caso l’ultimo numero, scritto prima della riunione bisaccese-oscatese, contiene un passaggio sull’Irpinia, sul terremoto e su Arminio; altri scritti, pubblicati precedentemente, parlano di Castelfranci, del Goleto, della piazza di Lioni, di Teora, ecc.; con il blog potremmo contenere il tutto… riporto di seguito uno stralcio della rivista che contiene lo scritto di eduardo (cambio colore e grassetto sono miei)

www.avellinesi.it

Volevo informarvi che una bella riflessione sulle notti bianche ad Avellino di Carla Perugini è stata pubblicata sul sito che gestisco con alcuni amici: http://www.avellinesi.it/
Ciao, franco

Alamaro a Bisaccia, estate 2007

PreS/Tletter è una rivista on line di architettura; raggiunge ca. 50.000 utenti; punta di diamante sono gli “Intermezzi” di Eduardo Alamaro (ex-napoletano, oramai a pieno titolo post-irpino della comunità provvisoria); guarda caso l’ultimo numero, scritto prima della riunione bisaccese-oscatese, contiene un passaggio sull’Irpinia, sul terremoto e su Arminio; altri scritti, pubblicati precedentemente, parlano di Castelfranci, del Goleto, della piazza di Lioni, di Teora, ecc.; con il blog conterremo il tutto… riporto di seguito uno stralcio della rivista che contiene lo scritto di eduardo (cambio colore e grassetto sono miei)
PresS/Tletter n. 24-2007
http://www.prestinenza.it http://www.presstletter.com
INTERMEZZO
Piedigrotta, Beppe Grillo e la Post/Irpinia: tre (intermezzi) al prezzo di uno
Buongiorno. Ci risiamo. Riprendiamo con questi “Intermezzi” senza mezzi. Non ne ho molta voglia oggi. Sarà il caldo, la desertificazione mentale. Che vi scrivo? Gli argomenti possibili son tanti, più o meno paràrchitettonici. Volevo fare ‘na cusarella “sfiziosa”. Locale, leggera, da introibo. Una notarella sulla ripresa, dopo 25 anni di abbandono, della festa di Piedigrotta, la famosa festa settembrina di Napoli, sacro-profano (più ano che prof.), addirittura priapica, pare, alle origini, nella grotta antica. Ne è lontana traccia il noto detto: «‘A Piererotta, trase sane e jesce rotta», con evidente doppio senso. Ne scrisse da par suo anche il citatissimo Walter, Benjamin, nell’ambito delle sue osservazioni sulla “Napoli città porosa” (o purulenta, chissà?) Quell’aggettivo “poroso” l’ho sempre associato istintivamente al pus, alla materia putrida, infetta. Ho cercato di motivarmi, son andato per la via Partenope benevolo, con le lenti rosa, per scrivere bene della “Bentornata Piedigrotta”. Ma mi hanno fatto cadere le braccia e le dita sul computer. Nemmeno un barlume di idea di nuovo folclore, tanto necessario. “Festa, farina e munnezza”, ha titolato “La Repubblica/Napoli”. Non posso sparare sulla croce rossa, né sperare su “Luna rossa”. E nemmeno su amici artisti ed architetti che hanno progettato quattro carri che mi son parsi, nonostante le apparenze iperfestose, carri funebri. Funerale del comune senso del pudore civile della già Napoli nobilissima. Pure i carri di Nicola Pagliara, che ci provò nel dopo-terremoto, nel 1982, al confronto sembrano opere di Guglielmo Sanfelice. Sempre peggio, specchio dei tempi! Vedi i carri e poi muori! Desisto, non insisto (per fede, speranza e carità di Patria locale).
Potrei scrivere sulla valanga Beppe Grillo. Mi attrae il rapporto tra il suo “vaffa” e il nostro possibile e specifico “vaffarch.”, anzi per esteso, con decenza parlando, “vaffarch.culo!! Cioè sulla “global sòla” (copyright Muratore) delle archistars, (‘a Sola mia sta ‘nfronte a tte!!!). Tutti i grilli parlanti su internet e sulla piazza reale, tra la rete e il corpo dei trecentomila firmati in piazza, a Bologna Maggiore, … cioè su come cambia, in questo ping/pong tra materiale ed immateriale, la percezione e la pratica della scena urbana. Ma dopo tutto quello che s’è detto e scritto sul rapporto tra “internet che entra in noi e noi che ci diluiamo nel mondo di internet” m’è passato ‘o ggenio. Desisto, non insisto. Fa caldo.


E allora, che scrivo? Vi parlerò dell’estate, delle mie vacanze, una parte della quali le ho trascorse in Alta Irpinia. E’ tutta un’altra Italia, questa medio-montana appenninica nostrana. L’ Italia minore non bagnata dal mare, dal clamore, dalle grandi masse che popolano invece l’infelice costa, “la polpa”, ‘o purpo. Qui siamo invece nell’osso, per la verità già tutto rosicchiato, architettonicamente parlando, dopo la ricostruzione del disastroso sisma del 23 novembre ‘80. Nell’«Irpinia d’Oriente», quella che guarda verso Foggia e Bari, sta di casa Franco Arminio, “paesologo”, un tipo interessante, con quale sono entrato subito in sintonia. Possiede quel giusto disagio di stare su questa Terra che lo mette in grado di capire la sua Terra d’origine, di scavare nelle sue radici antiche. Per poi scriverne, con arte. Come la voce “Terremoto” che ha redatto per il catalogo di una mostra sugli anni settanta, in programma prossimamente alla Triennale di Milano. Me l’ha fatta leggere in anteprima. Di getto confezionai questa risposta, che partecipo con pathos ai lettori di questa PresS/T:
“ … No, secondo me sbagli: quelli, gli "irpini di sotto", quei tremila che son rimasti sotto le macerie delle loro povere case dis-armate, avevano capito tutto. In anticipo, come succede ai poeti ed ai pazzi. O semplicemente ai disturbati come noi. Succede per intuito, per dono di preveggenza divina. Senti a me, “quelli” non sono voluti uscire a bella posta! Sono rimasti "sotto". Anzi, meglio, "dentro". Dentro le cose, le loro cose e le loro case di sempre. Il loro dialetto e le loro abitudini. La loro dignitosa povertà. Nel loro Presepe. Nei loro paesi-presepi, gerarchici, solidali, aggrappati alle montagne del Pan, dell’Appennino. Son voluti rimanere nella L' Oro Irpinia millenaria. Dove le parole erano poche e “pesavano”, non erano stata ancora inflazionate come oggi. E quella parola era legata allo sguardo. L’occhio "pesava" la persona. E non sbagliava mai! Erano lupi resistenti i sepolti vivi, le vittime sacrificali. Quelli che hanno rifiutato la scintillante miseria attuale edilizia. E così si sono salvati!
Si, io lo so, li sento quando vengo dalle tue parti. Sento i loro rumori e le loro voci che pro/vengono da sotto la vostra Terra antica. Sono come i vietcong dei miei tempi, combattenti per la liberazione. Utopie. Per questo hanno scavato come talpe, hanno costruito una Irpinia parallela che sta sotto le cose e case odierne. E resistono. E fanno incursioni, guerriglia. Sono la coscienza che rode giorno per giorno la crosta attuale abusiva post/irpina. E ogni tanto ciò viene alla luce in uno scritto, in una battuta, in un grido, in un’opera, in un “intermezzo”.
Quegli irpini resistenti sono stati come “Novecento” del film omonimo, ricordi? Non scese dal transatlantico, una volta giunto di fronte allo spettacolo della metropoli, il pianista. E così quel suo magico suono d’arte rimase per sempre chiuso dentro la nave, anche quando essa andò a demolizione. Amen. …. E l'Irpinia, come quel vecchio transatlantico d’arte del film, è stata rottamata, (pìù rotta che amata), lo sai bene. Rottamazione incentivata per legge. Legge di mercato. Rottamata col consenso degli abitanti, non dimentichiamo. Quelli che si erano “salvati”, gli attuali post/irpini dilatati, allargati, smodati. Zittiti e senza parola. Quelli che si son sentiti sdoganati dalla “Grande botta”, liberi dagli antichi vincoli colla natura del luogo. Tutti, nessuno escluso, ognuno colla sua giustificazione e scusante.
“E se non mò, quando?”, si dissero. “Apprufittamme!!”, Vaffarch.culo, Povera Irpinia!!
Ma "i resistenti" scavano ancora. Sono come l’inconscio che bussa alle porte, come disse Freud nella sua famosa conferenza. E noi, con questi nostri scritti, siamo sonde, agenti di collegamento. Noi siamo “in mezzo”, mediani tra i morti e i vivi, tra i resistenti e gli esistenti. Tra l'Irpinia e la Post/Irpinia. Siamo strani sensori, cavalieri a cavallo di quella notte del 23 novembre 1980. E faceva caldo quella sera, come oggi. Speriamo bene, non ho più l'età. Ora pioviggina. Forse pioverà!”. Un saluto, Eduardo Alamaro (Eldorado)


P.S. rileggendo, segnalo ai lettori un mio lapsus: ho scambiato il cardinale Guglielmo Sanfelice per l’architetto Ferdinando Sanfelice. Forse perché il Sanfelice fu Cardine e anima dell’architettura napoletana del ‘700, l’ultima veramente moderna e autoctona! Chissà che direbbe oggi, di fronte a queste macchine da festa continua. Sarebbe Santinfelice!!! E..A.

comunità provvisoria / Luciana

Momenti di stasi e di non voglia sono giustificabili .Però, forse, l’ andare e il cercare non sono mai inutili. I pensieri e le speranze, le delusioni e gli entusiasmi delusi e non, mai vanno perduti ma restano lì, da memoria e da monito. Gli incontri, le strette di mano e i sorrisi scambiati, così come le delusioni e il ripiegarsi su se stessi, sono mattoni della stessa costruzione Sinceramente anche io, che ho vissuto solo due ore dell’incontro, sono rientrata con un senso di… bhò forse delusione, forse mi aspettavo di miracolare certe situazioni in una sola serata ed invece avevo sentito solo molte lamentele, pochi buoni propositi e qualche…bip, oggi però sono fluttuante su di una straordinaria voglia di rifarlo, sul desiderio di materializzare le congetture che ho ascoltato. Succederà, non succederà, non lo so. Ma so che sempre ne vale la pena. Luciana

comunità provvisoria / Diario

Rosalba scrive un diario. E' un diario meraviglioso, che si nutre di cose apparentemente leggere e che invece mi dà la rotta nelle difficoltà di ogni giorno. Ieri le ho detto che attendevo con curiosità di poter leggere le cose che avrebbe scritto sull' incontro. Mi ha meravigliato, affermando che non aveva voglia di scrivere nulla. Dovrò capire meglio, lei forse scriverà. Ho riflettuto a lungo sul perchè di quella risposta. Anche io indugio, nonostante il giorno felice vissuto con voi, la serata serena. E' come se, dopo tanto inutile andare, avessi paura di provare di nuovo, dopo tanto vano cercare non avessi voglia di ripartire. Passerà. Un abbraccio a tutti franco festa

il blog di antonio romano

Cari tutti! sono molto contento di essere finito in questa combriccola di pazzi furiosi che, ad essere sinceri, amo alla follia già a prima vista.No alla politica ma si al lobbying politico, si agli accademici no all'accademia....... il dialetto deve essere la lingua ufficiale del gruppo non la spocchia italiota...... ahaha scherzo.....Angelo, mandami un pò di foto via email che ospiterò in un mio articolo sul mio blog che anzi vi invito a visitare. http://antonio.romano75.googlepages.com/fammi sapere angelo!un saluto a tutti ed uno al caro Ipocondriaco de Bisaz!