17 dicembre 2007
Le banalità sul tempo
una questione di tempo
Non mi importa sapere / se un mio giorno / vale due dei tuoi, / o dieci… cento: / sarebbe come misurare il tempo ad ore. / Non mi importa neppure sapere / se i miei passi / sono lontani dai tuoi, / sarebbe sempre come misurare / il tempo a metri. / Come non mi importa sapere / se queste apparenze / potranno darti la sensazione, / errata, / di ciò che non è: / sarebbe ancora come misurare il tempo / secondo le albe ed i tramonti. / E non mi importa / neppure sapere /se il mio tempo è finito, / se di tempo si tratti, / di questo. / Perché se questo è / il metro che divide / il mio spazio dal tuo, basterebbe mi fermassi / ed aspettassi. Domenico Cambria
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La Sinistra multicromatica
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scafiamoci con un'intervista d'epoca
caro amico d'Ariano, cari amici dell'Irpinia, che vuoi che commenti?, che volete che vi dica da Napoli? Tra poco mi faccio un brodino caldo, da Voi nell'alta/campania nevica, qui nella bassa fa freddo, il vento spazza la costa .... scafatevi, scafiamoci con questa bella intervista "d'epoca" di Carmelo Bene su Napoli. Forse c'è anche un po' d'Irpinia guerriera, non so. Forse no, voi siete persone serie e Napoli c'è proprio quello che descrive il gran Bene dell'Italia che fu. ____ Saluti, Eduardo
(DI) PASSAGGIO SU NAPOLI - Di seguito riportiamo integralmente alcuni passi dell'intervista di Lucia Di Giovanni in cui Carmelo Bene apre il discorso a De Filippo e poi a Napoli, adorabile regina di «anticiviltà». [...]Questa napoletanità di Pinocchio… CARMELO BENE. «Voi volete a tutti i costi farmi napoletano in quest'occasione. Ebbene no, è errato, io verrò a dire Dante, forse il più grande poeta che abbia avuto il mondo. E basta. Perché parliamo di Pinocchio, che va sentito lì, in dei momenti a teatro? Basta, è inutile parlarne. Non c'è bisogno di napoletanizzare, non c’è bisogno che mi sappiano tifoso del Napoli perché vengano a sentirmi in Dante. Se vogliono, vengono. Mi spiego? Detesto il Napoli, ha capito?». La squadra? «Sì» La città? La squadra, la città, non mi interessa, non mi interessa nessuna città. Ve l’ho detto, se il linguaggio è l'unica forma che fonda qualunque esisten¬za, le città non esistono, sono fatti mentali, è ovvio, no? Non è che uno ce l’ha, che odia Napoli, odia Bologna, odia Modena. Odia tutto quanto esiste. ... Napoletani veri, che significa? «Chi conosce Napoli, chi conosce la Napoli secolare, questa casbah che continua a dare lezioni di anticivile» Perché detestano Eduardo? «In questo senso…quello che dissi un giorno in una intervista alla radio a Domenica Rea, proprio quando ero a Napoli. L’unica cosa che può farmi simpatica Napoli e perdonarle di esistere, mentre non perdono alle altre città di esserci, perché non fanno parte della mia esistenza, del linguaggio, è il fatto proprio della sua anticiviltà, delle sue continue lezioni di anticiviltà. Della sua ingovernabilità» Le piace questo di Napoli? «Non è che mi piace. Adoro questo di Napoli, la sua non disponibilità a lasciarsi governare da nessuno. Il mio amico Valenzi ne sa qualcosa». Non vorrebbe che fosse governata meglio, che si riuscisse a governarla? Vediamo le cose. Un conto è non rubare al Comune, non rubare alla Provincia, non rubare alle Regioni. Mi pare che Valenzi sia addirittura eroico. Essere sindaci di Napoli ed essere eroi è un po’ la stessa cosa. Mi spiego? Quindi tutta la mia solidarietà e i miei voti eterni per Maurizio Valenzi. Ci conosciamo, si sa benissimo quale follia sia governare Napoli. Quindi, a parte questo, l’ingovernabilità di Napoli è anche un fatto estremamente positivo. Napoli non crede in niente, non ha mai creduto in niente». E’ un fatto di libertà, di indipendenza? «Di anticiviltà. Non sente di dover essere. Platone non è arrivato a Napoli. Né Cristo. Forse più Cristo, ma meno Platone. Il mondo delle idee non è arrivato a Napoli. Che ha espresso gli unici pensatori, che è stata l’unica città, come Sud intendo, la Campania ha pensato per tutta l’Italia, da Campanella a Bruno, a Croce. Quello che c’era da pensare è stato pensato tutto a Napoli, o là intorno. Da Napoli in su non si pensa, non si è mai pensato, non si penserà mai». In Italia? «In Italia, certamente. Napoli è una terra capace di liberarsi anche dal pensiero. Quel che conta è liberarsi dal pensiero, affrancarsi dal pensiero, affrancarsi dal dover essere, togliersi da Hegel, da Schelling, da Fichte. Al napoletano non c’è bisogno di consigliargli di togliersi da Fichte, o da Shelling, o da Hegel. E’ nato tolto. Mi spiego? Sebbene le zone che ci riguardano credo non si possano paragonare a Napoli, via, non è Napoli». In che rapporto sta De Filippo con Napoli? «Ma io non lo so in che rapporto stia con Napoli, so che non è mai corsa buona ... mi pare, ma questo non vorrei fosse pubblico. È anche un po' una visione mia privata. È molto amato e molto odiato. Anche Eduardo è lo stesso caso, è inutile. Quando lui fonda le cose sull’essere, l’essere che poi diventa l’essere stato, sull’essenza delle cose, che è l’equivalente dello scriver testi, a me non interessa. A me non interessa nulla dei testi di Eduardo. E credo che siano quelli a offendere i napoletani. Si sentono offesi, si sentono troppo superficialmente maltrattati» Rappresentati? «Rappresentati, soprattutto, mi spiego? Quando però Eduardo è lui sulla scena, lì diventa grandissimo ed ecco allora Napoli si riconosce in lui. Mi pare che l’esame sia chiaro, perché allora fonda l'esistere. È il linguaggio, ma non è il linguaggio…non ha referente col suo scritto. Però intanto l'essere buca l'esistenza, ecco, perché siamo fatti solo della nostra mancanza. Quando l'essere in Eduardo buca, questo ça manque lacaniano, buca l'essere dei suoi scritti, a monte, buca l'esistere, l’esistenza, la fondazione del linguaggio, la mera nominazione, e la buca troppo spesso, allora riaffiorano continuamente le sue visioni, cioè l'essere riaffiora e i suoi scritti gli prendono anche la mano e bisogna aspettare i due o tre momenti di felicità sua, scenica, sua del dire, anche, dove fonda veramente l'esistenza, e lì è grandissimo. A quel punto non è più nemmeno napoletano, a quel punto si iscrive tra i grandi, tra gli astri, tra le stelle, insomma, in cielo, non è più da iscriversi in terra. I napoletani se ne accorgono, perché sono musicalissimi, e accettano la sua musicalità altissima, quando lui è in scena, altissima. E disapprovano quanto Eduardo ha scritto addosso, peggio ancora sulla carta. E’ molto semplice insomma capire tutto ciò».
15 dicembre 2007
La neve e le macchine
Ieri sera, come mia personale tradizione, sono uscito quando ho visto la neve che incominciava a cadere. Erano circa le 19.30: esco due volte la settimana a quell’ora il martedì ed il venerdi per andare a correre. Generalmente devo lottare contro le macchine ed il traffico. Per la strada vedo normalmente solo scatole di latta e nessuno o pochi umani a vivere le strade del paese.
Questa volta vedevi macchine bloccate, parcheggiate ai bordi della strada perché impossibilitate a procedere la marcia, persone che stavano montando le catene e persone che, come me, hanno deciso di farsi un giro per il paese a godersi la neve, le luci, il freddo irpino.
Con immensa meraviglia da parte mia con parecchi sconosciuti ci siamo salutati e sorrisi, come forse normalmente accadeva un tempo forse, abbiamo vissuto frazioni di attimi di umanità.
Come dicevamo con Enzo Maddaloni al telefono, oggi c’è un grosso bisogno di umanità per chi non vive forme di socialità che non siano la chiesa, le bocce, i partiti politici, ognuno preso da se stesso e dal proprio vuoto e dal piacere di crogiolarsi nel Male.
Invece ognuno di noi capisce che, o in mezzo la strada durante una tempesta di neve o nella Comunità Provvisoria o nel Partito o nella Chiesa o in famiglia, non esiste salvezza e benessere per l’individuo che non sia salvezza comunitaria.
Vi lascio con due frasi che mi hanno fatto riflettere di un famoso teologo tedesco che oggi succede a Pietro. Il testo integrale dell’opera ve l’ho lasciato in un altro post. Quanto meno riflettete su queste frasi e ditemi se non riflettono lo spirito di cui anche la Comunità Provvisoria vorrebbe dotarsi.
“ E cosi la “redenzione” appare proprio come il ristabilimento dell’Unità, in cui ci ritroviamo di nuovo insieme in un’unione che si delinea nella Comunità Mondiale dei Credenti”
“ Questa vita vera,verso la quale sempre cerchiamo di protenderci, è legata all’essere nell’unione esistenziale con un “ popolo” e può realizzarsi per ogni singolo solo all’interno di questo “noi”. Essa presuppone appunto l’esodo dalla prigionia del proprio “io” perché solo nell’apertura di questo soggetto universale si apre anche lo sguardo sulla fonte della gioia, sull’amore stesso”.
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14 dicembre 2007
l'altairpinia chiude per pausa neve
storie da un altro borgo
A settembre in televisione, al telegiornale ho sentito che parlavano di Pagliari, un paese della Val Brembana dove è rimasto solo un abitante: "L'unico abitante fisso è Ettore Riceputi, classe 1920, che da aprile ad ottobre, quando sui pascoli sono presenti le mandrie dei pastori, vive stabilmente nella sua baita di Pagliari. E' un pensionato, e dopo 35 anni di lavoro in Svizzera, come carpentiere, è tornato a Carona, e fa la spola stagionalmente nella sua vecchia Pagliari.
D'inverno sale fin quassù soltanto per dar da mangiare alle sue galline." io conosco abbastanza bene i paesi della Val Brembana e non avevo mai sentito parlare di questo paese... così ho guardato su Internet e ho scoperto che è un antico borgo di case in pietra che nell'agosto del 1991 con un amico avevamo attraversato a piedi durante una nostra escursione di trekking
(il borgo è lungo la mulattiera che porta al rifugio) "Le case di Pagliari attualmente sono una quindicina, tutte rigorosamente in pietra, adagiate su un pendio: i cultori di storia locale pensano che siano state costruite intorno al 1600, sasso su sasso, su basi prive di fondamenta." in realtà il telegiornale ha gonfiato la cosa senza specificare che d'inverno il vecchietto non si ferma lì
e senza precisare che Pagliari non è un vero paese ma una frazione del più famoso paese Carona,
(che ha gli impianti da sci collegati a Foppolo) dove appunto la gente si è trasferita per avere case più moderne... comunque è pur sempre una storia triste e romantica: "I campi vennero abbandonati, il bestiame venduto, e le galline fatte in padella. Le case, le belle case con i tetti in ardesia e le piccole finestrelle con l'architrave in legno, rimasero sole, in silenzio, a veder passare le stagioni fuori dalla porta." se si vuole sapere di più e vedere le foto: http://www.brembana.info/borghi/pagliari/pagliari.html comunque considerato che anche Cairano sta ammodernando le case, non dovremmo fare la stessa fine di Pagliari!... o no?!...
alla prossima! ciao a tutti, ant.
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13 dicembre 2007
non riconosco più il mio paese
SCEMPIO DEL TERRITORIO IN NOME DELL'AMBIENTE / NON RICONOSCO PIÙ IL MIO PAESE / LIBERIAMO IL VENTO DALLE TORRI EOLICHE / Sicuramente sono più agguerriti di Don Chisciotte, "mostri d'acciaio e selvaggie torri eoliche che ricoprono i crinali dei territori Irpini hanno perso il fascino ed altri che rischiano di subire il più grave attentato paesaggistico di tutti i tempi. Quale destino avranno le crine dei monti dell'Irpinia e altri dorsali. Fra qualche anno le nostre colline non saranno più caratteristiche dal verde dei boschi o dei pascoli, ma dal bianco di tante pale gigantesche, ben più grandi di quelle attuali, insediate indiscriminatamente ovunque. I progetti che vanno delineandosi non tengono in nessun conto i principi di conservazione acquisiti negli ultimi decenni nel nostro Paese e in Europa, ci sono delle regole ben precise scritte nero su bianco, ed è legge quadro sulle aree protette n.394 del 1991 legge Galasso su vincoli e piani paesistici, convertita nel D.L. 490 del 1999 della cosiddetta legge regionale in materia. E come se non bastasse c'è una rilevanza europea di convenzione internazionale e di norma comunitaria la Direttiva 92/43 CEE, che ci impone preservare e tutelare la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e fauna selvatica, recepita in Italia con il D.P.R. dell'8 settembre 1997 n.357 e la Direttiva 79/409 CEE, contenuto la conservazione e la protezione degli uccelli selvatici, recepita in Italia con la legge sulla caccia n.157 del 1992. Tutte queste direttive fanno parte di una rete continentale di aree protette denominata "Natura 2000" e non sono altri che siti e luoghi individuati ed elencati nel Decreto del Ministro dell'Ambiente del 3 aprile 2000, a suo tempo individuati dalle Regioni sulle base di studi naturalistici condotti, ed oggi avviene il paradosso delle Amministrazioni pubbliche che si apprestano a distruggere i beni naturalistici proprio da loro inventariato. Il basamento per sostenere una torre eolica può arrivare ad una profondità di 12-20 metri (40 per le torri alte 125 m) e causano una gravissima perdita di stabilità e l'aggravarsi del dissesto idrogeologico. Al di là di tutto questo perché! "Non teniamo conto di un minimo di programmazione degli interventi sul territorio, e non ci preoccupiamo degli squilibri che arrechiamo alle bellezze ambientali in gioco", con la certezza di vantaggi zero per l'economia locale; perché l'energia prodotta grazie al vento delle nostre zone, viene utilizzata altrove. Quale beneficio ci può portare l'eolico, visto che il fabbisogno energetico è nullo in rapporto all'immenso danno che provoca all'ambiente, alla flora e fauna, compromettendo la salubrità dell'aria, con il suo indice di rumorosità di tre volte superiore al limite consentito. È stato accertato e documentato da una perizia fonometrica effettuata dagli addetti ai lavori e precisamente dall'Arpac, dove attestasi che gli indici di rumorosità in determinate zone superano i 58 dBA di zonizzazione acustica, mentre le norme vigente variante da zona a zone si prescrive che il limite massimo non dovrebbe superare il valore di 45. Attualmente chi opta per un parco eolico a danno delle altre fonti di energie rinnovabili, non gli frulla il dubbio che con il sistema eolico si uccidono sul nascere altre potenziale fonte pulite: "solare, biomasse, idrogeno e foto voltaico". Oggi si emettono nella rete nazionale elettrica al massimo un quarto di energia da fonte rinnovabili. Con l'energia solare è tutta altra musica e qui ci addentriamo in misurazione di consumi definiti TEP, (tonellate equivalenti petrolio) è l'energia equivalente ed ottenibile da 1 tonnellata di petrolio. "il tep equivale a 11.628 kWh e corrisponde al consumo annuo di energia elettrica di circa 2-3 famiglie italiane. "Per un anno il sole irradia sulla terra energia pari a 19.000 miliardi di tep. "La domanda annuale di energia nel mondo equivale attualmente a 10 miliardi di tep". Per cui a conti fatti il potenziale sfruttabile di energia dall'irradiamento del sole ripartito all'1% delle superficie emerse dal sole, è stato stimato intorno ai 14 miliardi di tep. per ogni anno di luce, lascio a voi la valutazione e conclusione in quale direzione conviene investire le nostre risorse ed in quali progetti conviene sfruttare le usanze, tradizioni e culture del nostro paese. Certo che le differenze sono enorme e sproporzionate se pensiamo ai danni fatti con il sistema eolico, e i ricavi non soddisfano. La Legge 488 del 2003 emanata dal Ministero Attività Produttive ha elargito diversi miliardi di finanziamento e d'altro canto come si poteva dire di no all'entusiasmo di produrre energia pulita senza poter valutare gli effetti negativi e positivi. Ormai come dice un vecchio proverbio meglio tardi che mai, oppure o mangi questa minestra o butti fuori tutto dalla finestra. Qui i proverbi centrano ben poco sta di fatto che al confine tra le tre regioni: Campania, Puglia e Molise sono state installate 600 torri, non ci resta altro che farsi una partita a scacchi, a chi la prima mossa.
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12 dicembre 2007
grazie ad Antonio Lapenna
“Come già sosteneva Nietzsche, è sempre una cosa sola quella per cui la felicità diventa felicità: il poter dimenticare. L’appello all’oblio è arte del consorzio civile: bisogna saper dimenticare non soltanto le sopraffazioni degli altri ma anche il proprio scontento, in modo che si riannodi incessantemente il filo della vita comune. Ma una nuova ansia, finora sconosciuta, sembra stringere l’uomo moderno. La memoria è controllabile, l’oblio no. Non esiste una tecnica per dimenticare: la dimenticanza vive come desiderio, in una sorta di perenne stato brado”. Un grazie ad Antonio Lapenna! / Il giardiniere
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programma provvisorio per il 16 dicembre
Cari amici, domenica 16 dicembre ci vedremo all'Abbazia del Goleto. Sarebbe bello se ci fossero tutti i "provvisori" che hanno partecipato agli incontri fatti in questi mesi. Sarebbe bello se ci fossero anche altre persone. Siete pregati di estendere l'invito (anche telefonando). Si può arrivare al Goleto anche senza preavviso, ma sarebbe il caso di far pervenire la propria adesione, in mondo da regolarci in base al numero dei presenti sugli spazi da utilizzare / Programma provvisorio: 11.15: raduno / 11.30: comizio di andrea di consoli / 11.50: proiezione del documentario: scuola di paesologia (segue discussione in cui ognuno potrà raccontare il suo rapporto con il luogo in cui vive) / 13.30: pranzo (vedi seguito) / 15: visita guidata all'abbazia /
16: il padre degli animali (andrea di consoli parla della sua letteratura) / 16.45: caterina pontrelandolfo, canti nella cappella di san luca / 17.30: poesia e paesaggio, letture e riflessioni di adelelmo ruggieri / alle 18.30 si può partecipare ai Vespri con i piccoli fratelli / 19: avvio petizioni per un'altra irpinia: sono 2 ! raccolta adesioni / 19.30: demo sul corretto utilizzo del sito e della e.mail
il 16 sarà un anticipo del progetto CANTIERE GASTRONOMICO, ci saranno le eccellenze delle tipicità irpine. la Comunità, istituendo un fondo cassa, con l'ausilio del pioniere eno-gastronomico Antonio Vespucci, provvederà al banco formaggi e salumi, al vino e al pane. Ognuno rimane impegnato nel portare qualcosa da casa: una teglia infornata, frutta secca, torrone irpino e dolci natalizi; ci sarà una condivisione pubblica di quello che si proporrà: ingredienti, provenienza, preparazione, memoria.
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